Corporate & Commercial

A young, enthusiastic team of lawyers who readily respond to our needs.It really partnered with us and respected the deadline. It was very proactive and went beyond pure legal advice.
Chambers Europe
The practice provides ‘360 degree assistance.
Legal 500

Per ogni impresa è essenziale assicurare lo svolgimento delle proprie attività nel pieno rispetto delle numerose e mutevoli normative di settore, cogliendone al massimo le relative opportunità. A tal fine, Nctm ha maturato una consolidata esperienza nell’assistenza e nella consulenza alle imprese in ambito commerciale e societario.

Lo Studio presta le proprie attività di consulenza ed assistenza in via continuativa, anche attraverso gruppi specialistici, in tutte le fasi dell’attività di impresa, dalla costituzione, allo sviluppo, al consolidamento, alla riorganizzazione, fino all’internazionalizzazione.

Attività

Le attività del dipartimento si articolano come segue:

  • Consulenza e assistenza stragiudiziale di natura continuativa in materia commerciale o societaria, in forma organizzata per fornire riscontro in tempo reale;
  • Contrattualistica d’impresa (distribuzione, concessione di vendita, fabbricazione, fornitura e subfornitura, tolling, franchising, agenzia, mediazione, procacciamento d’affari, appalto di opera o servizi, merchandising, sponsorizzazione, cash pooling, commissione, deposito, condizioni generali di vendita o acquisto, ecc.);
  • Consulenza strategica (costituzione, sviluppo, consolidamento, riorganizzazione, internazionalizzazione dell’attività di impresa);
  • Consulenza o assistenza stragiudiziale in specifiche aree di attività, attraverso gruppi specialistici individuati per materia o settore industriale.

Tra i servizi complementari, forniamo servizi di segreteria societaria per la redazione di statuti societari, nonché la gestione dei libri sociali.

Materie

  • Ambiente e sicurezza
    Posizioni di garanzia, procedure interne HSE, deleghe funzionali, audit legali, DVR, appalti in-house, bonifiche ambientali, rifiuti, emissioni.
  • Clienti Privati
    Pianificazione patrimoniale e successoria, passaggi generazionali, ottimizzazione della governance delle imprese familiari, gestione di opere d’arte.
  • Compliance
    Modelli organizzativi ex d.lgs 231/01, audit legali, antiriciclaggio, controlli interni, indagini difensive.
  • Consumo
    pratiche commerciali scorrette, garanzie di conformità, comunicazione pubblicitaria, informazioni a consumatori, commercio elettronico, responsabilità da prodotto, servizi turistici.
  • Governo Societario
    normativa regolamentare per società quotate, rapporti tra organi sociali, conflitti di interessi, informativa societaria e assetti organizzativi.
  • Protezione dati personali
    Informative e consensi, autorizzazioni, notifiche, profilazione, DPS, network monitoring, banche dati.

Settori Industriali

  • Alimenti e bevande;
  • AssicurativoAutomotive, rail e aviation;
  • Chimico;
  • Farmaceutico, medicale;
  • Infrastrutture;
  • Logistica, trasporti e shipping;
  • No-profitTelecomunicazioni, media e tecnologie;
  • Hospitality, travel & leisure;
  • Sport & Entertainmnet.
  • Comunicati Stampa
  • Articoli
  • Newsletter
11/04/2017

Nctm Studio Legale ha assistito il Raggruppamento Temporaneo di Impresa (di seguito “RTI”) costituito da Sinergest, Moby, Ltm e Marinvest (Msc) nell’acquisizione del 66% delle quote di Porto 2000, la società che gestisce il servizio di stazione marittima per l’accoglienza ai passeggeri e ai crocieristi del porto di Livorno.

L’offerta del RTI, ha prevalso, con un investimento di circa 100 milioni di euro, sulle altre due cordate costituite da Creuers del Port de Barcelona (Global Port Holding) con il tour operator Aloschi e CFG Cruise & Ferry Group con le due imprese ausiliarie Grimaldi Euromed Spa e Costa Crociere.

Si tratta di un’aggiudicazione provvisoria in attesa dei consueti passaggi istruttori prima dell’aggiudicazione definitiva.

Per gli aspetti legali dell’operazione il Raggruppamento Temporaneo di Impresa è stato assistito da Nctm Studio Legale con un team guidato da Alberto Torrazza e dallo Studio Cimmino Carnevale De Filippis con l’Avv. Beniamino Carnevale.

19/04/2017

 Il modello della società benefit

La disciplina della società benefit, introdotta con la legge di stabilità 2016, e dedicata all’impresa societaria che include tra i propri obiettivi il perseguimento di risultati di beneficio comune, s’inserisce in un panorama multiforme di iniziative imprenditoriali variamente ispirate alla cura e alla protezione di interessi di rilevanza sociale. In tale scenario, accanto alle attività economiche strettamente non profit, connotate da esclusiva finalità sociale o culturale e dalla conseguente assenza dello scopo di lucro, il mondo delle imprese lucrative, da alcuni anni a questa parte, mostra crescente interesse per i temi di business ethics e per il tentativo di coniugare la finalità di profitto con impegni di responsabilità sociale, talora consacrando e formalizzando questo impegno in documenti a ciò dedicati (codici di condotta o codici etici) e comunicati al pubblico.

 

Gli impegni di responsabilità sociale dell’impresa

La motivazione dell’assunzione di simili impegni sta nella convinzione che l’impresa possa farsi autonomamente carico dell’impatto che la sua attività è in grado di produrre sugli interessi di soggetti terzi o della comunità in cui opera e che pertanto possa, in modo proattivo, affiancare al suo naturale orientamento al profitto la protezione di interessi di natura sociale, anche al di là di ciò che la legge prescrive, o possa comunque comunque rafforzare, attraverso iniziative positive, il risultato che la legge vuole assicurare a protezione del bene comune.

Il vincolo di responsabilità sociale così concepito e assunto da numerose imprese profit, senz’altro apprezzabile sul piano etico, ha tuttavia sollevato non pochi problemi di carattere squisitamente giuridico laddove ha posto il problema di verificare la reale effettività di simili impegni, la loro azionabilità e le conseguenze giuridiche del loro inadempimento.

 

Il bilanciamento di interessi nella prospettiva multistakeholder

In primo luogo, stante l’ibridazione dello scopo dell’impresa che l’assunzione di impegni di responsabilità sociale procura, si pone il problema delle modalità e dei termini con cui effettuare il bilanciamento tra interessi eterogenei e molto spesso tra loro contrastanti.  Questa operazione pare richiedere, da un lato, un criterio di misurazione dotato di un minimo di certezza e verificabilità, dall’altro, quando l’impresa è costituita in forma societaria, l’accertamento dell’ammissibilità di una volontaria alterazione di quella causa lucrativa che è elemento caratterizzante i tipi societari conosciuti dalla legge. In tale contesto, connotato da numerose incertezze, il modello della società benefit pare voler risolvere parte di questi problemi, offrendo un modello ad hoc specificamente regolato, cui possono attingere quelle imprese lucrative che vogliano coltivare anche finalità di bene comune.

 

Le nuove disposizioni sulla società benefit

Le nuove disposizioni sono contenute nei commi 376-384 dell’art. 1 della legge 208/2015 dedicate a quelle società che “oltre allo scopo di dividere gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse”. La legge chiede che le finalità sopra elencate siano indicate specificatamente nell’oggetto sociale della società e siano perseguite mediante una gestione capace di bilanciare l’interesse di soci con l’interesse di “coloro sui quali l’attività sociale possa avere un impatto”, precisando che il “beneficio comune” è integrato sia dal perseguimento di effetti positivi, sia dalla riduzione di effetti negativi su una o più delle categorie sopra menzionate. La legge si pone inoltre il problema del controllo sull’autenticità di simili impegni e sul loro effettivo rispetto non tanto in relazione all’attribuzione di speciali vantaggi che, nel caso di specie, sono del tutto assenti, quanto a tutela dell’affidamento dei terzi sull’impegno sociale assunto dall’impresa, assoggettando la società benefit che non persegua finalità di beneficio comune alle disposizioni di cui al d. lgs. 145/2007 in materia di pubblicità ingannevole e alle disposizioni del Codice del consumo, affidando i relativi controlli all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (comma 384).

 

Il bilanciamento di interessi e la valutazione d’impatto

I pilastri della disciplina paiono risiedere anzitutto nella legittimazione della costituzione di una società benefit secondo uno dei tipi sociali di cui ai titoli V e VI del libro V del codice civile, con la connessa possibilità di bilanciare lo scopo di lucro con obiettivi di beneficio comune secondo regole e modalità definite nello statuto sociale (v. comma 380). A ciò si aggiunge la necessità di una valutazione d’impatto, attestante l’effetto delle azioni intraprese dalla società nel perseguire le finalità di beneficio comune (nei confronti di persone territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse) redatta in base a uno standard sviluppato da un ente indipendente, secondo procedure trasparenti e verificabili.

 

La certificazione dell’impatto sociale dell’attività d’impresa

Questa formula ricalca le soluzioni adottate nell’ordinamento nordamericano, dove un’analoga disciplina in tema di benefit corporation è stata introdotta nel 2010 in numerosi Stati e dove da tempo esiste un sistema di certificazione dell’impatto sociale delle attività d’impresa ad opera di un ente non profit specializzato (BLab). Se, tuttavia, la certificazione come BCorp presso certificatori accreditati non comporta di per sé l’assunzione della qualifica di società benefit, né in Italia, né negli ordinamenti in cui vige una omologa disciplina, ciò non di meno la normativa varata in Italia riconosce il ruolo di simili organismi certificatori almeno nella validazione degli strumenti di assessment dell’impatto sociale dell’attività di impresa, sul presupposto, verosimilmente, che tali criteri possano essere elaborati in modo appropriato solo da chi abbia acquisito un’esperienza consolidata in materia. La disciplina italiana, pertanto, pur essendo la prima in Europa ad aver introdotto un simile modello, potrà giovarsi della pregressa esperienza maturata nell’universo delle benefit corporation d’oltre oceano, almeno per quei profili che attengono alla selezione dei beni comuni rilevanti e alla valutazione/rendicontazione della loro effettiva protezione nello svolgimento dell’attività d’impresa.

 

Disciplina comune e disciplina speciale della società benefit

L’introduzione del nuovo modello nel contesto dei tipi societari di diritto comune dovrà adattarsi, ed essere in parte adattato, alle regole vigenti che troveranno applicazione nelle parti non regolate dalla disciplina speciale. La questione non è di poco conto. Anzitutto pare da escludere che la legge abbia voluto dare vita ad un nuovo tipo sociale. La società benefit è infatti concepita come una modalità o un “modello” di esercizio dell’impresa nell’ambito dei tipi sociali lucrativi e mutualistici previsti dal codice civile e di cui può assumere le forme. Tuttavia non si può non notare come la specialità dello scopo che connota il modello spurio o ibrido della società benefit e che lo distingue dai tipi lucrativi o mutualistici già noti, attenga specificatamente al profilo causale del contratto sociale, ciò che rende la società benefit una realtà profondamente “altra” rispetto ai tipi di cui al codice civile, con tutte le conseguenze che ne potranno derivare nell’attività di integrazione della disciplina speciale con le norme comuni del tipo sociale adottato (si pensi alla disciplina del conflitto d’interessi del socio o dell’amministratore, ai controlli sulla corretta gestione, alla disciplina della trasformazione).

 

La governance della società benefit

L’assunzione del modello della società benefit, inoltre, comporta effetti importanti sulla governance della società. Il comma 380 prevede infatti che la società benefit, fermo quanto disposto dalla disciplina del tipo sociale adottato, individui il soggetto responsabile dello svolgimento delle funzioni e dei compiti volti al perseguimento delle finalità di beneficio comune nelle sue possibili declinazioni. Prevede inoltre una specifica attività di rendicontazione annuale mediante la redazione di una relazione da allegare al bilancio che includa: 1) la descrizione degli obiettivi assunti, delle modalità e delle azioni attuate; 2) la valutazione di impatto secondo lo standard di valutazione esterno; 3) la descrizione dei nuovi obiettivi che la società intende perseguire. Richiede pertanto indubbiamente un’articolazione degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili coerente con l’assunzione di tale specifica missione, la cui realizzazione, purtuttavia, resta nella piena competenza degli amministratori, cui si estende il regime della responsabilità prevista dal codice civile nella disciplina di ciascun tipo. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che l’amministrazione della società benefit deve essere condotta, per legge, all’insegna del predetto bilanciamento di interessi, secondo quanto disposto dalla prima parte del comma 380. Non è tuttavia del tutto chiaro se tali criteri debbano essere indicati dai soci o se siano gli stessi amministratori a poterli individuare nell’esercizio dei poteri discrezionali mediante i quali agiscono nel perseguimento dell’interesse sociale.  Pare però che questa operazione sia essenziale, anche per individuare il dosaggio delle rispettive componenti (lucro e bene comune) compresenti nell’interesse sociale, pena l’assoluta incertezza sulla valutazione dei risultati della gestione e sulla verifica del corretto adempimento dei doveri degli amministratori.

 

La responsabilità degli amministratori nella società benefit

Non pochi problemi potrebbe inoltre sollevare l’applicazione della disciplina comune in tema di responsabilità degli amministratori. Con riguardo alla legittimazione attiva al suo esercizio, ad esempio, la commistione di obiettivi profit e non profit nello scopo sociale e negli obblighi di gestione degli amministratori potrebbe rendere inadeguata o insufficiente la disciplina codicistica delle azioni di responsabilità contro gli amministratori di società di capitali (si potrebbe, ad esempio, porre il problema della legittimazione alla predetta azione dei titolari di quegli interessi terzi che l’impresa ha assunto come rilevanti: potrebbe a tal fine essere invocata l’azione ex art. 2395 c.c.?). Altrettanti problemi potrebbe sollevare la determinazione di un danno risarcibile non più solo identificabile nel decremento (o nel mancato incremento) del patrimonio sociale, ma altresì nella lesione di quegli interessi terzi pregiudicati dal mancato o scorretto bilanciamento dell’interesse al bene comune con l’interesse al profitto.

 

Le società “diverse” dalla società benefit e gli impegni di responsabilità sociale

Una qualche ulteriore ambiguità potrebbe essere riservata dal comma 379, in cui il legislatore distingue la società benefit dalle società “diverse” che pur vogliano perseguire anche finalità di beneficio comune, per le quali fissa l’obbligo di modificare in modo coerente l’atto costitutivo e lo statuto, nel rispetto delle norme che regolano il tipo sociale adottato. Non è chiaro se il legislatore abbia in tale sede semplicemente voluto regolare l’assunzione della qualifica di società benefit da parte di una preesistente società di diritto comune. Se così fosse, il senso della norma sarebbe verosimilmente quello di imporre solo il rispetto delle regole in tema di modifiche statutarie, escludendo l’applicazione della disciplina della trasformazione. In alternativa si dovrebbe ipotizzare che legislatore abbia invece voluto soltanto autorizzare le società di diritto comune che non intenda assumere le forme della società benefit, a derogare all’esclusività dello scopo di lucro di cui all’art. 2247 c.c., fissando in capo ai soci la competenza a decidere in tal senso mediante una modifica dell’atto costitutivo o dello statuto e obbligando alla relativa pubblicità. Se così fosse, questa precisazione sarebbe senz’altro benemerita, dato che molti impegni di responsabilità sociale finora assunti da società lucrative hanno trovato sede in documenti non vincolanti (codici di condotta o codici etici, ad esempio) peraltro redatti dall’organo amministrativo che mai potrebbe determinare in autonomia i propri obiettivi derogando all’obbligo di perseguire la creazione di valore per i soci, imposto come obbligo esclusivo dalla disciplina dei tipi sociali di diritto comune. Vi è da osservare, tuttavia, che, anche ove l’inclusione di impegni in senso lato sociali sia rimessa ai soci e consacrata nello statuto, la società non potrà non dotarsi di regole ulteriori, atte a misurare i risultati della gestione così configurati e il dosaggio delle rispettive componenti sugli obiettivi di performance degli amministratori.

 

Scenari applicativi e interpretativi delle nuove disposizioni in relazione ai temi della CSR

In ogni caso, indipendentemente dall’interpretazione della norma che si voglia accogliere, pare che la disciplina della società benefit possa comunque aprire più scenari interpretativi, stante la possibile persistenza di realtà societarie che vogliano assumere impegni di responsabilità sociale senza adottare il modello della società benefit. Se quindi un ambito di riflessione importante sarà quello dedicato al modello oggetto della specifica disciplina che verosimilmente sarà adottato soprattutto da società c.d. low profit, e cioè da imprese lucrative (o mutualistiche) che sono altresì specificamente e primariamente impegnate nel perseguimento di finalità sociali, culturali o umanitarie, per altro verso si porrà il problema di come la disciplina speciale possa influenzare la selezione delle regole applicabili alle società di diritto comune che vogliano includere un impegno sociale nel loro statuto senza necessariamente assumere le forme della società benefit.

 

5/04/2017

Rinnovato il contratto collettivo dei dirigenti delle Agenzie Marittime 

In data 13 febbraio 2017 è stato siglato l’accordo di rinnovo tra Manageritalia e Federagenti per il contratto collettivo dei dirigenti delle agenzie marittime. Le parti sociali all’interno dell’accordo di rinnovo hanno operato al fine di dare risposte efficaci per migliorare la produttività, aumentare l’occupazione e costruire un welfare integrativo sostenibile improntato sulla solidarietà. L’accordo ha validità dal 1 gennaio 2015 sino al 31 dicembre 2018.

In primo luogo, per quanto concerne la parte economica, il rinnovo del CCNL è intervenuto riconoscendo un aumento retributivo a favore dei dirigenti pari ad Euro 80 mensili lordi dal 1 marzo 2017, un ulteriore aumento mensile di Euro 110,00 a partire dal 1 gennaio 2018 ed infine un aumento mensile di 160,00 dal 1 dicembre 2012, per un totale di 350 euro lordi nel biennio 2017/2018.

Le parti hanno altresì concordato per un aumento dei contributi a carico del datore di lavoro in relazione alla previdenza complementare (Fondo Mario Negri).

Per quanto concerne la parte normativa, il nuovo CCNL contiene disposizioni di notevole impatto soprattutto per quanto riguarda la durata del periodo di preavviso e l’entità del risarcimento del danno qualora il licenziamento del dirigente dovesse essere ritenuto illegittimo (i.e. indennità supplementare), che hanno subito delle significative riduzioni rispetto al passato. Il nuovo periodo di preavviso secondo l’art. 39 parte da 6 mesi per i dirigenti con un’anzianità aziendale di almeno 4 anni, 8 mesi per i dirigenti con un’anzianità aziendale fino a 10 anni, 10 mesi per i dirigenti con un’anzianità aziendale fino a quindici anni e 12 mesi per i dirigenti con un’anzianità aziendale oltre i 15 anni.

In tema di indennità supplementare, le parti sociale hanno rimodulato l’entità dell’indennità stessa che si articola nella seguente maniera: fino a 4 anni di anzianità aziendale varierà tra 4 e 8 mensilità, da 4 fino a 6 anni varierà tra 6 a 12 mensilità; da 6 a 10 anni varietà tra 8 e 14 mensilità, da 10 fino a 15 anni di anzianità aziendale tra 10 e 16 mensilità, oltre i 15 anni di anzianità aziendale varierà tra 12 e 18 mensilità.

Sono state inoltre modificate le disposizioni relative al periodo di comporto – ovvero il periodo di conservazione del posto di lavoro – che viene ridotto da 12 a 8 mesi. È stato tuttavia prolungato il periodo di comporto con riferimento ai dirigenti ammalati gravemente, per i quali si stabilisce che sarà prolungata la conservazione del posto fino a 14 mesi, in caso di patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita, periodicamente documentata da specialisti del servizio sanitario nazionale e alla condizione che siano esibiti dal dirigente i predetti certificati medici.

Nell’ambito dell’accordo è stato, infine, previsto un rafforzamento delle politiche attive con l’introduzione di un voucher di Euro 5.000 da utilizzare per servizi di ricollocazione presso società convenzionate o come autofinanziamento per l’avvio di attività imprenditoriali.

Altre news

Si sta dilatando la divergenza tra il governo spagnolo e i sindacati sulle modalità con le quali dovrà essere cambiata la normativa nazionale sul lavoro portuale, al fine di adeguarla alla legislazione dell’UE, così come sollecitato lo scorso anno dalla Commissione Europea. Bruxelles ha, infatti, nuovamente deferito la Spagna dinanzi la Corte di Giustizia, che già nel 2014 aveva statuito la non conformità della legge spagnola alla legislazione europea. In particolare, la Corte di Giustizia aveva decretando l’illegittimità del sistema delle società c.d. «Sagep», che prevedevano l’obbligo per i terminalisti di partecipare al capitale sociale di tali società e di servirsi unicamente di tali soggetti per la somministrazione di manodopera. Un ulteriore sentenza potrebbe comportare per il governo spagnolo una sanzione pari ad Euro 134mila, che si aggiungono alla multa di 21,5 milioni di euro a cui già ora la Spagna deve far fronte.

 

Le organizzazioni sindacali del settore trasporto hanno chiesto ulteriori chiarimenti al Ministero del Trasporto rispetto all’applicazione degli emendamenti STCW di Manila per alcune categorie particolari (allievi elettricisti) rispetto alle quali sono sorte alcune problematiche che impediscono ora l’imbarco. In particolare, agli allievi elettricisti, ancorché in possesso del requisito dei diciotto mesi di navigazione nei sessanta mesi precedenti, verrebbe negata la possibilità di ottenere la qualifica di «comune elettrotecnico».

 

 

5/04/2017

Chi risponde se la pista è in cattive condizioni di manutenzione?

È questa la questione affrontata dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13209 del 27 giugno 2016, che ha affermato un principio di indubbia rilevanza secondo cui «nell’ipotesi di danni subiti da un aeromobile per la presenza di detriti sulla pista, sussiste la responsabilità anche dell’ENAC, se viene provato il potere di ingerenza».

Nella sentenza in esame, il giudice di legittimità mette in evidenza il cd. «potere di ingerenza» dell’ENAC, esercitabile sulle cd. infrastrutture di volo. Tale potere parrebbe sostanziarsi, in particolare, nella partecipazione da parte di ENAC, in accordo con il Ministero della Difesa, alle decisioni riguardanti interventi di manutenzione e migliorie delle infrastrutture presenti in un determinato scalo aeroportuale.

La Suprema Corte sembra così aver aperto le porte alla possibile configurazione di nuovi profili di responsabilità in capo all’ENAC, considerato l’ambito dei poteri-doveri di vigilanza dell’ente in questione.

La vicenda da cui trae origine la sentenza riguarda un giudizio promosso dalla Eurofly S.p.A. nei confronti della società titolare della gestione dell’aeroporto di Treviso (la Aertre) e del Ministero della Difesa, nel corso del quale è stata chiesta la condanna dei suddetti soggetti al pagamento della somma di Euro 2.500.000,00 a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di un sinistro verificatosi nell’agosto 2002.

In tale data, mentre un velivolo era in partenza ed in procinto di effettuare la manovra di rullaggio prima del decollo, si è verificato il distacco dalla pavimentazione della pista di alcuni frammenti di materiale bituminoso di notevoli dimensioni, che sono stati poi proiettati dalle ruote del carrello contro lo stabilizzatore sinistro, con conseguente fermo tecnico del velivolo per 17 giorni ai fini dello svolgimento delle attività di manutenzione e riparazione.

In primo grado, la Aertre si è difesa sottolineando come la responsabilità dell’evento andasse ascritta alla inappropriata condotta del comandante dell’aereo e all’ENAC quale soggetto responsabile della manutenzione delle infrastrutture di volo e della relativa segnaletica.

Il Tribunale di Venezia, dichiarata la responsabilità della Aertre e del Ministero della Difesa, ha accolto la domanda risarcitoria formulata dalla compagnia. Decisione successivamente confermata anche dalla Corte di Appello di Venezia.

La Suprema Corte, con la sentenza sopra menzionata, ha parzialmente accolto i motivi di ricorso della società di gestione aeroportuale, ritenendo che, comprovati i suoi poteri di ingerenza, non fosse possibile escludere in toto la responsabilità concorrente dell’ENAC.

Si tratta di una sentenza di notevole rilevanza che potrebbe consentire di aprire la strada al riconoscimento della responsabilità dell’ENAC ogni qual volta che, in occasione di un sinistro, possa configurarsi una omissione colposa dell’esercizio delle funzioni di controllo e vigilanza dell’ente, concernenti anche le infrastrutture aeroportuali.

Rientrano, infatti, tra le funzioni di competenza dell’ENAC tutte le attività relative alla regolamentazione tecnica, alla certificazione, all’autorizzazione, alla concessione, al coordinamento, al controllo, all’ispezione e alle procedure sanzionatorie in materia di progettazione, costruzione, manutenzione ed esercizio delle infrastrutture e degli impianti aeroportuali.

In particolare, il sinistro è avvenuto a seguito della consegna provvisoria dell’area (c.d. via di rullaggio) alla società di gestione, ai fini della realizzazione di interventi da eseguire su indicazione e sotto il controllo dell’ENAC e del Ministero, senza alcuna autonomia decisionale e senza alcun potere di iniziativa da parte della stessa.

Dunque, realizzati gli interventi, a chi spetta il dovere di verificare il corretto stato della pista? Alla società di gestione, che ha il compito di gestire le infrastrutture aeroportuali e di controllare le attività dei soggetti privati (ovvero le imprese esecutrici dei lavori) presenti in aeroporto? All’ENAC, che è l’autorità ispettiva e di vigilanza sull’esercizio delle infrastrutture? Oppure ad entrambi in via concorrente e solidale? E come va graduata la rispettiva responsabilità nei casi di aree in consegna provvisoria (come nella fattispecie in esame)?

Ora la parola dovrà tornare alla Corte di Appello di Venezia cui spetterà, dopo la pronuncia della Cassazione, di riesaminare i fatti e le circostanze del caso per determinare in via conclusiva le singole responsabilità in capo ai soggetti coinvolti.

In ogni caso, come detto, la sentenza in esame consente di ampliare i confini risarcitori per tutte le ipotesi di danni derivanti da irregolarità o cattiva manutenzione delle infrastrutture aeroportuali, coinvolgendo anche l’ENAC che, in considerazione dei suoi poteri-doveri e purché ovviamente venga dimostrata la condotta omissiva colposa dell’ente ed il nesso di causalità rispetto all’evento, potrà essere chiamata a rispondere dei danni alla stessa stregua degli altri soggetti coinvolti.

Questa sentenza, così come quella che verrà emessa dalla Corte di Appello di Venezia a seguito del rinvio, potrebbe aprire il campo ad una riflessione più ampia, diretta a prendere in esame anche quanto avviene in ambito portuale. Ci riferiamo, naturalmente, alle possibili responsabilità delle Autorità di Sistema Portuale in vicende analoghe a quelle oggetto della pronuncia della Suprema Corte che abbiamo appena commentato.

Come abbiamo già avuto modo di evidenziare in passato, infatti, il sistema portuale ed il sistema aeroportuale presentano analogie che, a nostro avviso, non possono essere ignorate in sede di interpretazione delle norme vigenti.

Monitoreremo pertanto l’esito di questo interessante procedimento, riservandoci di fornirvi le nostre considerazioni al riguardo.

5/04/2017

Prendiamo spunto da un recente sentenza della Corte di Cassazione[1] per un breve approfondimento in merito alle conseguenze del mancato pagamento di un premio assicurativo successivo al primo.

La domanda che ci poniamo – ed alla quale la Suprema Corte ha risposto con estrema chiarezza – è la seguente: il mancato pagamento di un premio assicurativo successivo al primo e la conseguente risoluzione del contratto lasciano privo di copertura l’assicurato nel caso in cui un sinistro si sia verificato entro il c.d. «periodo di tolleranza» o «periodo di rispetto» (vale a dire entro quindici giorni dalla scadenza convenuta per il pagamento del premio in questione)?

La vicenda rispetto alla quale si è pronunciata la Corte di Cassazione riguardava una polizza di responsabilità civile di un’impresa edile, ma i principi evidenziati dalla Corte valgono per qualsiasi genere di polizza assicurativa[2] e ci pare pertanto utile darne conto in questa sede.

Nel caso di specie, un dipendente dell’impresa assicurata moriva in cantiere a causa di un sinistro sul lavoro. Il titolare dell’impresa veniva ritenuto colpevole del reato di omicidio colposo e condannato in sede penale a versare alle parti civili una provvisionale di Euro 150.000,00 e all’INPS la somma di Euro 170.000,00.

L’impresa attivava quindi la propria polizza assicurativa per essere tenuta indenne dai pagamenti sopra citati. La compagnia assicurativa, però, eccepiva la non operatività della polizza in questione in quanto scaduta.

Segnatamente, l’assicurato sosteneva che la polizza fosse valida ed efficace in quanto il sinistro si era verificato entro quindi giorni dalla scadenza convenuta per il pagamento del premio (il sopra citato periodo «di tolleranza» o «di rispetto»), mentre la compagnia replicava come il pagamento del premio fosse avvenuto oltre i quindici giorni, vale a dire quando la garanzia non era più operativa.

In primo e secondo grado, i giudici accoglievano l’eccezione della compagnia, rilevando come, da un lato, (i) non trattandosi del primo premio, bensì di quello dell’annualità successiva, si fosse verificata la sospensione dell’efficacia del contratto ex art. 1901 c.c. e (ii) il sinistro fosse avvenuto durante la c.d «ultrattività» del contratto (gli ormai famosi «quindici giorni»), ma, dall’altro lato, anche come (iii) il pagamento del premio fosse avvenuto quando erano trascorsi ormai sei mesi dalla relativa scadenza ed il contratto assicurativo si fosse dunque risolto ex lege.

La norma di riferimento rispetto al tema che ci occupa è l’art. 1901 c.c., ai sensi del quale:

«Se il contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita dal contratto, l’assicurazione resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto.

Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi, l’assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza.

Nelle ipotesi previste dai due commi precedenti il contratto è risoluto di diritto se l’assicuratore, nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce per la riscossione; l’assicuratore ha diritto soltanto al pagamento del premio relativo al periodo di assicurazione in corso e al rimborso delle spese. La presente norma non si applica alle assicurazioni sulla vita».

I giudici di merito hanno interpretato la norma sopra riportata nel senso di considerare l’effetto risolutivo derivante dal mancato pagamento del premio entro sei mesi dalla scadenza in grado di travolgere anche l’operatività della polizza durante il c.d. periodo di tolleranza. In altri termini: secondo i giudici di merito, il mancato pagamento del premio entro sei mesi dalla scadenza  avrebbe determinato la risoluzione del contratto con effetto a decorrere dalla scadenza del premio.

La Corte di Cassazione ha ritenuto errata tale interpretazione della norma.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il mancato pagamento di un premio successivo al primo determina – ai sensi dell’art. 1901, II comma, c.c. – la sospensione della garanzia assicurativa non immediatamente, ma solo dopo il decorso del c.d. periodo di tolleranza. Questo principio, osserva la Corte di Cassazione, «opera indipendentemente dal verificarsi del pagamento del premio dovuto entro l’indicato periodo, ed anche in caso di protrarsi dell’inadempienza dell’assicurato o di eventuale successiva risoluzione del contratto, a norma dell’art. 1901, III comma, c.c., nel senso che l’effetto retroattivo di tale risoluzione si produrrà non dalla scadenza del premio, ma dallo spirare del periodo di tolleranza».

Potremmo quindi dire che i quindici giorni di «ultrattività» di una copertura assicurativa siano in pratica una semplice estensione – a tutti gli effetti di legge – della copertura in questione. Tale estensione, come ci insegna la Suprema Corte, prescinde dall’eventuale pagamento o meno della successiva rata di premio.

Si tratta evidentemente di una buona notizia per tutti i soggetti assicurati.

[1]  Corte di Cassazione, Sezione terza civile, n. 26140 del 19.12.2016.

[2]  Con l’eccezione delle polizze sulla vita.

Europe Must Go On 

The 60th anniversary of the Treaty of Rome sees the EU much changed from its early origins. We have moved from an economic community to a Union based on civil and human rights and the values common to the peoples of Europe. It has been, and is, a great success.

However it is clear that the Union is not without its troubles on this important anniversary. The Brexit negotiations are about to start. There are nationalist and decentralizing tendencies in many Member States and important elections in Germany and France. There are real problems of immigration and the absence of, or the uneven distribution of, economic growth.

These problems should not daunt us. Our fathers in the integration process faced greater problems. They sought to make peace and to make an institution to guarantee peace from the ashes of the most destructive of European wars.

What we must do is face up to our problems and resolve them. We have great shoulders to stand on. We have been given the evolving EU treaties, the Single Market, a strong Court of Justice in Luxembourg, good competition law, the rights of citizens, in other words a strong legal framework.

This is no time for faintheartedness. We must move on with courage and ensure that the Union is with us for more than another 60 years.

 

In questo numero, analizziamo una pronuncia del Consiglio di Stato secondo la quale non sarebbe necessaria la pubblicazione sulla Gazzetta UE dell’istanza di proroga di una concessione portuale. I terzi eventualmente interessati a presentare offerte concorrenti sarebbero garantiti, infatti, dalla possibilità di potersi preventivamente informare circa la scadenza della concessione e dalla istruttoria della Autorità Portuale (oggi Autorità di Sistema Portuale), che dovrà rispettare il principio dell’affidamento al soggetto che offre le «maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione».

Approfondiamo poi le differenze nel diritto italiano tra un contratto di trasporto e un contratto di appalto avente ad oggetto l’esecuzione di trasporti. È importante qualificare correttamente il tipo di rapporto e qui spieghiamo il perché.

Passiamo, poi, ad esaminare due recenti sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali. La prima decisione riguarda le possibili modalità di assentimento delle concessioni demaniali marittime. La seconda statuisce l’applicabilità del Codice dei Contratti Pubblici anche alla gestione degli interporti con le inevitabili conseguenze che brevemente ricordiamo.

Alla luce della prossima entrata in vigore della Convenzione IMO per il controllo e la gestione delle acque di zavorra, esaminiamo le prevedibili ripercussioni per il settore armatoriale. Uno dei problemi più rilevanti consiste nel fatto che, ad oggi, mancano chiare indicazioni di come rendere le navi compliant rispetto alla nuova normativa. Vi sono, poi, Stati che hanno normative più stringenti rispetto alla Convenzione IMO. Il rischio è quindi quello di investire in apparecchiature che potrebbero non essere ritenute idonee.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ci consente di fare un breve punto sul tema del mancato pagamento di un premio assicurativo e la conseguente sospensione della garanzia. La Suprema Corte, in particolare, afferma la sussistenza della copertura assicurativa qualora il sinistro si verifichi entro il «periodo di tolleranza», a prescindere dal pagamento della successiva rata di premio.

In materia aeroportuale, la Suprema Corte ha aperto le porte alla possibile configurazione di nuovi profili di responsabilità in capo all’ENAC, l’ente che sovraintende alla attività aereoportuale e della navigazione aerea in Italia, nel caso di inadeguata manutenzione della pista che abbia creato danno ad un aeromobile.

Infine, concludiamo con la consueta rassegna delle notizie dal mondo del lavoro marittimo e portuale. La notizia di maggior rilievo è il rinnovo, in Italia, del contratto collettivo nazionale dei dirigenti delle Agenzie Maritime, che ha portato un miglioramento della situazione corrente.

Ringraziamo i nostri colleghi dell’ufficio di Bruxelles per il loro consueto aggiornamento sulle azioni più significative delle istituzioni dell’UE adottate in materia di trasporti e di commercio intenzionale.

Troverete, infine, un primo elenco dei prossimi eventi previsti nelle nostre sedi di Milano e di Roma, oltre al consueto update sulle attività dello Studio nel bimestre passato.

Per la Cassazione non è fattibile il concordato se il piano non specifica le modalità di attuazione
La Corte di Cassazione (n. 4915 del 27 febbraio 2017) ha ribadito che il Tribunale può sindacare la «causa concreta» del concordato preventivo, interpretando in senso estensivo il criterio della assoluta, manifesta inettitudine del piano del debitore a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Spettano ai creditori tutte le risorse generate dalla prosecuzione dell’attività nel concordato con continuità aziendale ?

Il Tribunale di Firenze (2 novembre 2016) ha confermato che il debitore può conservare parte dell’attivo, in un’ottica di favore verso il risanamento dell’impresa ed in deroga ai principi della responsabilità patrimoniale.

Cram down ex art. 182-septies l.fall. se l’accordo è conveniente per la banca rispetto al fallimento

 La recente decisione del Tribunale di Padova (31 dicembre 2016) viene messa a raffronto con i pochi precedenti editi in tema di estensione degli effetti degli accordi di ristrutturazione dei debiti a creditori finanziari non aderenti.

Trade features significantly in this first edition of Across the EUniverse for the year 2017. It cannot be otherwise. US President Trump has said that he will change US trade policy building barriers to market access and forcing US companies to manufacture at home. China President Xi has said that China promotes barrier free trade so long as the barriers are in third countries (not in China). The EU is in the process of reforming its trade defence instruments and digesting how a post Brexit world will look.

This change in trade is evidence of wider change that is taking place around us and which is likely to continue into 2017. There will be federal elections in Germany and national elections in France. If Italy gets to change its electoral law there may well be an election in Italy. Will the forces that backed President Trump in the US win in the EU as well. The country most likely to change is the Netherlands, once a bastion of openness but now toying with the idea of giving the most votes to an anti-Islam party.

In this issue we look at the legal debate concerning an Italian exit from the Euro; a comparison between Trump and Xi approach on the concept of trade; some consequences of the excessive length of court proceeding; we also examine the advantages of the new italian “rent to buy” agreement; as well as the Multilateral Investment Court; an overview of the service sector; a further examination of the trade consequences of Brexit and finally the advantages or disadvantages of enhancing the bilateral framework between EU and US in the field of energy.

As we settle into 2017 the drama of Brexit and Trump seem to have eased somewhat. While the drama might have lifted it doesn’t mean that the complexities that these two phenomena have introduced and are introducing into the practice of law have gone away. In fact, the more we reflect on what needs to be done to achieve Brexit the less clear the situation is. This week President Trump will outline what he means by the Wall and taxes on imports of goods. From a WTO law point of view it can only be disruptive and even destructive. The drama might have gone but the work is only beginning. In this issue we have a range of contributions covering how the Russian constitutional court has reacted to the European Court of Human Rights rulings in favour of the owners of Yukos, the OECD’s review of its own bribery rules, the EU’s new proposed ePrivacy Regulation, how the European Court of Auditors confirms our understanding of the responsibilities and obligations of Port Authorities in relation to concessionaires. We explain the new Italian Save the Banks decree and show how the EU Commission has a strong role in every step of the process and look at how the Commission proposes disciplining insurance distribution agents.

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