Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

Bloomberg Global Market Review Legal Rankings 2016, 2015 - M&A - Nctm ranked Number One By Deal Count, Italy Nctm maintained its number one position in the M&A League Tables for Italy for the full year in 2016.
Thomson Reuters Global, Mid-Market and Small Cap Reviews – 2016 - Nctm ranked among the Top-3 highest ranked independent Italian law firms for Mid-Market M&A by number of deals for 2016. Reuters ranked Nctm as the Number One Italian law firm in Small Cap M&A by number of deals for 2016.
Nctm Studio Legale Associato’s service is at a high level
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Recognised for work in the luxury goods, retail, automotive, food and financial services sectors. Nctm is the firm I call when I want quality, attention and availability. The firm has a fantastic reputation in Italy among the larger private equity firms.
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This firm has a solid name in the private equity field, and despite the challenges posed by the financial crisis, has maintained its activity in the mid-market. The team has strength in banking and corporate matters, and has also handled a number of investments in the renewable energy field. KEY INDIVIDUALS Peers are quick to praise Paolo Montironi for his standout private equity practice, which also encompasses M&A and commercial law. The multi-talented Giuliano Lanzavecchia focuses on private equity and M&A as well as bankruptcy and restructuring.
Chambers Europe

Nctm è riconosciuto dalle più autorevoli pubblicazioni di settore come uno dei migliori studi italiani nell’ambito delle fusioni e acquisizioni e delle operazioni di private equity.
I professionisti di Nctm hanno maturato negli anni una significativa esperienza in operazioni di gestione straordinaria di ogni tipo in numerosi settori industriali relativi alla produzione di beni e servizi, nel settore del credito, nel settore finanziario e assicurativo, nonché in altri settori regolamentati o specialistici quali quello delle telecomunicazioni, farmaceutico, biomedicale, dell’energia, dell’editoria e delle nuove tecnologie.

Operazioni relative a società quotate

  • Operazioni sul mercato:
    • offerte pubbliche d’acquisto e di scambio (OPA, OPAS e OPSC);
    • fusioni e scissioni;
    • acquisizioni e cessioni di partecipazioni rilevanti;
    • acquisizioni e cessioni di aziende.
  • Going private:
    • offerte pubbliche d’acquisto (OPA) e delisting;
    • management buyouts (MBOs);
    • fusioni di società quotate in società non quotate.
  • Going Public:
    • offerte pubbliche di sottoscrizione e vendita (OPS e OPV);
    • regolamentati (IPO).
  • Governo societario:
    • struttura degli organi di gestione e controllo;
    • assetti organizzativi.

Operazioni relative a società chiuse

  • M&A industriale:
    • fusioni;
    • scissioni e scorpori;
    • emissione di azioni correlate e costituzione di patrimoni destinati a uno specifico affare;
    • acquisti e vendite di partecipazioni societarie;
    • acquisti e vendite di aziende e rami d’azienda;
    • conferimenti di partecipazioni societarie, aziende, rami d’azienda e beni in natura;
    • liquidazioni;
    • trasformazioni;
    • patti parasociali;
    • joint ventures e alleanze strategiche;
    • riorganizzazioni aziendali;
    • operazioni sul capitale.

Private Equity

  • Attività di organizzazione dei fondi:
    • assistenza nell’attività di fundraising;
    • strutturazione e organizzazione di fondi;
    • assistenza a sottoscrittori e gestori dei fondi.
  • Attività di investimento:
    • acquisizioni di maggioranza e minoranza;
    • leveraged buyout (LBOs) e management buyout(MBOs);
    • leveraged recapitalization e rifinanziamenti;
    • operazioni di venture capital;
    • turnaround e special situations.
  • Comunicati Stampa
  • Articoli
  • Newsletter
14/06/2017
Unieuro S.p.A.
Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

Nctm Studio Legale, con un team guidato da Simone De Carli coadiuvato da Mario Bonferroni, ha assistito Unieuro S.p.A. (“Unieuro”), il maggiore distributore omnicanale di elettronica di consumo ed elettrodomestici per numero di punti vendita in Italia, nell’acquisizione, e relativo perfezionamento, di Monclick S.r.l., uno dei principali operatori on line in Italia attivo nel mercato dell’elettronica di consumo e nel mercato online B2B2C.

Il closing dell’operazione, annunciata lo scorso febbraio e del valore di 10 milioni di Euro, si è perfezionato il 9 giugno. L’acquisizione consentirà a Unieuro di incrementare il fatturato nel segmento online, rafforzando il proprio posizionamento nel mercato italiano e permettendo l’ingresso nel promettente settore del B2B2C.

6/06/2017
Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

Culligan Acquisition Italy s.r.l., membro dell’omonimo gruppo leader mondiale nel trattamento dell’acqua controllato dal fondo di private equity Advent, ha acquisito Blupura s.r.l., società di Loreto (AN) fondata da Luca Costantini e Gianni Grottini e attiva nel settore della progettazione, produzione e vendita di distributori per l’erogazione di acqua da bere filtrata, refrigerata, frizzante, calda e purificata.

Nctm Studio Legale, con l’avvocato Pietro Zanoni, e lo studio associato Picchio & Marcolini, con il dottor Luca Marcolini, hanno assistito – rispettivamente negli aspetti legali e fiscali – i fondatori di Blupura nella vendita dell’intero capitale sociale della società e nel successivo reinvestimento nel Gruppo Culligan, oltre che nella definizione dei connessi accordi di management. DVR Capital, con il partner Nicola Gualmini, ha agito come financial advisor dei venditori.

Sul buy side, il Gruppo Culligan è stato assistito dagli studi Weil, Gotshal & Manges LLP per gli aspetti di diritto statunitense, Bonn Steichen & Partners per gli aspetti di diritto lussemburghese e Giliberti Triscornia e Associati, con l’avvocato Giulio Santagada (in foto), per gli aspetti di diritto italiano.

 

25/05/2017
Ambienta
Diritto Bancario & Finanziario - Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

Nctm Studio Legale con un team guidato da Simone De Carli ed Eugenio Siragusa coadiuvati da Giulio Della Casa e Martina Marmo ha assistito il fondo Ambienta SGR e Tattile S.r.l., società leader nella realizzazione di sistemi di visione intelligente, nell’operazione di acquisizione di Chromanses GMBH e nel rifinanziamento del debito del gruppo Lakesight Tecnologies Holding.

Le banche Crèdite Agricole Cariparma e Banco BPM sono state assistite da Pedersoli Studio Legale con l’equity partner Maura Magioncalda, Consuelo Citterio e Nicola Nocerino.

I profili di diritto tedesco sono stati seguiti dallo studio legale Pollath Partners per la società e dallo studio legale Noerr per le finanziatrici, mentre lo Studio CBA con Giuseppe Galeano e KPMG Germania si sono occupati degli aspetti fiscali e della strutturazione dell’operazione.

 

1/06/2017
Fusioni & Acquisizioni, Private Equity - Diritto del Mercato dei Capitali

By means of Legislative Decree no. 254 of December 30, 2016 (the “Legislative Decree”), implementing Directive 2014/95/EU, Italy has introduced a new regulation on public disclosure of non-financial information. The new rules are applicable from the financial year commencing on 1st January 2017.

The Legislative Decree is addressed and applicable to public interest entities (as listed and defined under Article 16 of Legislative Decree 39/2010) which have, on an individual or consolidated basis, during the financial year, an average number of employees greater than 500 and which, at the end of the financial year, have exceeded (with respect to individual or consolidated data) at least one of the following thresholds: (a) total net asset value: euro 20,000,000; and (b) total net income from sales and services: Euro 40,000,000. However, the obligation to draw up and publish the individual non-financial statement does not fall within the scope of the public interest entities which, while exceeding the limits above on an individual basis: (i) are also required to draw up and publish the consolidated statement; and (ii) are included in the non-financial statement prepared by their parent company.

For the sake of clarity, article 16 of Legislative Decree 39/2010, as amended by Legislative Decree 135/2016, defines entities of public interest as: (a) Italian companies issuing securities admitted to trading on regulated Italian and European markets; (b) banks; (c) insurance companies referred to in article 1, par. 1, letter (u) of the Private Insurance Code; and (d) the reinsurance companies referred to in article 1, par. 1, letter (c) of the Private Insurance Code, with registered office in Italy, and the administrative offices (sedi secondarie) in Italy of non-Community reinsurance companies referred to in article 1, par. 1, letter cc-ter) of the Private Insurance Code.

The discipline introduced by the Legislative Decree provides that the relevant public interest entities shall draw up, for each financial year, a statement aimed at providing the public with a correct information on its business activity, its performance, its results and its impact on energy, environmental, social and employment aspects, as well as on those regarding human rights and anti-corruption both active and passive. The non-financial statement shall describe, inter alia, the principal risks incurred or suffered in connection with the aforementioned aspects, as well as the business model for managing and organizing the business activities and the policies applied and the actions taken to manage such risks. Non-financial information is provided by comparison with those provided in the previous financial years, referring, where appropriate, to the items and amounts contained in the financial statements. In the event that a public interest entity is required to publish a non-financial statement on a consolidated basis, the non-financial statement shall refer to the group as a whole, including the parent company and entirely consolidated subsidiaries.

In cases where public interest entities do not pursue policies with respect to one or more of the activities listed, such public interest entities will be required to explain the justification for such choice in a clear and structured manner. In exceptional cases, by means of a justified resolution of the board of directors, having consulted the supervisory body, the non-financial statement may omit information on imminent developments and transactions, if their disclosure could compromise the commercial strategy of the entity. It is understood that if a public interest entity avails itself of such choice, it must state it in the non-financial statement.

From the point of view of the corporate bodies involved in the drafting of the non-financial statement and its approval procedure, the similarities with the regulation concerning financial statements are numerous and the non-financial statement can, in fact, be included in the management report that accompanies the consolidated or non-consolidated financial statements (and, in that case, constitutes a specific section of the same) or can constitute a separate report.

With reference, first of all, to the corporate bodies involved in drafting and approving the non-financial statement, the Legislative Decree entrusts the members of the management body of the public interest entity with the responsibility of drafting the non-financial statement. The board of statutory auditors, on the other hand, is required to monitor the compliance of the non-financial statement with the provisions of the Legislative Decree and to report it in the annual report to the shareholders’ meeting. The person in charge of the legal audit of the financial statements (or other legal auditor specially designated) verifies that the non-financial statement has been prepared and expresses, with a special report different from the one regarding the financial statements, a certificate of compliance of the information provided in respect of the provisions of the Legislative Decree.

As far as concerns, on the other hand, the procedure for the approval of the non-financial statement, the Legislative Decree provides that, within the same time limits set forth with reference to the financial statements, the non-financial statement approved by the managing body must be made available to the board of statutory auditors and to the legal auditor and then deposited in the company’s register by the directors, jointly with the management report.

Penalites for breach of the provisions under Legislative Decree (i.e. in the case of omitted deposit of the non-financial statement, of non-compliance of the same with the provisions of the Legislative Decree or in the case the same provides untrue information or omits relevant information) are imposed on the persons involved in the process of drafting the non-financial statement and, therefore, on directors, members of the board of statutory auditors and on the legal auditors, which vary between Euro 20,000 and Euro 150,000. The public authority responsible for investigating and disposing of such penalties is Consob and the sanctioning procedure referred to in Articles 194-bis, 195, 195-bis and 196-bis of the Consolidated Financial Act applies.

 

16/05/2017
Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

Nei contratti di acquisizione di partecipazioni societarie sono ampiamente diffuse le clausole con cui l’acquirente, che assumerà il controllo della società, si impegna a non votare per l’esercizio dell’azione di responsabilità ex art. 2393 cod. civ., nonché ad astenersi dal promuovere azione di responsabilità a carico degli amministratori uscenti ai sensi degli art. 2393-bis cod. civ. e 2395 cod. civ. Resta aperto, tuttavia, il profilo della eventuale traslazione di tale previsione contrattuale in una delibera assembleare assunta ad esito del trasferimento della partecipazione di controllo da parte del nuovo socio acquirente.

Sono altresì diffusi i c.d. patti di manleva, in forza dei quali l’acquirente si impegna a tenere indenni gli stessi amministratori dimissionari da ogni conseguenza patrimoniale derivante dall’esercizio di azioni di responsabilità nei loro confronti. Diversamente dai patti di rinuncia, la manleva non esclude che possa essere instaurata un’azione di responsabilità né esonera il soggetto manlevato dalla sua responsabilità, ma trasferisce a carico del manlevante il rischio connesso alle conseguenze di un accertamento positivo della responsabilità – contrattuale o extracontrattuale – del soggetto garantito. Tali patti, tuttavia, benché strettamente connessi ai patti di rinuncia, non rientrano nello scope of work del presente articolo e saranno oggetto di trattazione separata.

Tornando ai patti di rinunzia, lo scopo è quello di preservare l’equilibrio patrimoniale raggiunto dalle parti mediante la previsione delle clausole di garanzia (le c.d. “representations and warranties”); si vuole evitare, infatti, che l’acquirente possa ottenere il duplice vantaggio dell’indennizzo e della reintegrazione del patrimonio sociale mediante un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.

Si ritiene opportuno affrontare questo argomento non solo perché di interesse per la prassi, ma anche perché oggetto di recenti valutazioni nel dibattito giurisprudenziale e dottrinale.

Sul tema occorre tuttavia agire con cautela a fronte del fatto che giurisprudenza e dottrina hanno alternato posizioni differenti nel corso degli anni.

Il punto di partenza della ricognizione è rappresentato dall’art. 2393, comma 6, cod. civ. il quale prevede che, con delibera espressa dell’assemblea, la società possa rinunciare (e transigere) all’esercizio dell’azione di responsabilità, purché non si opponga una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o la diversa misura prevista nello statuto per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità.

Ostile al riconoscimento della legittimità dei patti di rinunzia può sostanzialmente dirsi la giurisprudenza che, a partire dagli anni ’90 [cfr. Cass., 27 luglio 1994, n. 7030], ha rilevato la nullità di tali patti per violazione dell’interesse sociale (ossia l’interesse della società ad ottenere il ristoro a beneficio del proprio patrimonio) e per contrarietà alle finalità imposte inderogabilmente dalla legge. Successivamente tale indirizzo si è consolidato, tanto che la Suprema Corte [Cass., 28 aprile 2010 n. 10215] ha espressamente affermato la nullità di detti patti in quanto aventi oggetto (la prestazione inerente alla non votazione dell’azione di responsabilità) o motivi comuni illeciti perché la clausola sarebbe stipulata per far prevalere l’interesse soggettivo dei soci a discapito appunto dell’interesse sociale.

In linea con la giurisprudenza di legittimità si è posto anche il Tribunale di Milano [Trib. Milano, 16 giugno 2014, n. 7946], il quale si è espresso per la nullità dei patti di rinuncia, muovendo dall’osservazione che, nella vicenda oggetto della controversia, l’obbligo di non esercitare l’azione assumeva in concreto un’equivalenza sostanziale con la rinuncia all’azione di responsabilità, dal momento che la società titolare dell’azione perdeva, per effetto dell’incorporazione della società acquirente nella stessa, ogni interesse ad agire in quanto contestualmente gravata dall’impegno di non proporre l’azione stessa.

Anche la dottrina, seppur con diversità di accenti e argomenti rispetto alla giurisprudenza, ha più volte affermato la nullità dei patti in esame. Secondo un primo orientamento è nullo l’impegno assunto dal socio nei confronti dell’amministratore interessato, in quanto la situazione di conflitto verrebbe fatta propria dal promittente e l’impegno violerebbe la sostanza imperativa della norma [cfr. C. Cottino, Le convenzioni di voto nelle società commerciali, Milano, 1958, p. 247].

Altra dottrina [G. Oppo, Le convenzioni parasociali tra diritti delle obbligazioni e diritto delle società, in Riv. dir. civ., 1987, p. 517] muove dall’esigenza di rispettare la causa di collaborazione che giustifica l’esistenza della società e, pertanto, considera invalido qualsiasi patto volto a operare contro l’interesse sociale.

Un altro indirizzo dottrinale ha ritenuto invalide le clausole che esonerano gli amministratori da una loro responsabilità anche in caso di colpa lieve, argomentando l’inderogabilità dell’art. 2392 cod. civ. e ancorandosi alla prescrizione dell’art. 1229 cod. civ. e alla natura di ordine pubblico delle norme sulla responsabilità degli amministratori in quanto poste a tutela di terzi [cfr. G.A. Rescio, Convenzioni di voto: note a margine di recenti provvedimenti, in Riv. dir. priv., 1996, p. 122 ss.].

Tutte queste teorie, tuttavia, non esauriscono il tema relativo ai patti di rinuncia all’azione di responsabilità, in quanto giurisprudenza e dottrina hanno elaborato anche teorie favorevoli al riconoscimento della legittimità di detti patti.

La stessa giurisprudenza [Trib. Milano, 10 febbraio 2000] ha affermato che la delibera di rinuncia all’azione sociale di responsabilità potrebbe assumere efficacia liberatoria, purché contenga la concreta e specifica determinazione degli episodi di amministrazione integranti l’eventuale pretesa risarcitoria.

Coerente con tale pronuncia il Tribunale di Roma [Trib. Roma, 28 settembre 2015, n. 19193] che, contrariamente a quanto affermato l’anno precedente dal citato Tribunale di Milano [cfr. Trib. Milano, 16 giugno 2014, n. 7946], ha riconosciuto la validità dei patti con i cui i soci s’impegnano a non deliberare l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore uscente successivamente alla conclusione del suo mandato gestorio. Nel caso in questione il Tribunale ha riconosciuto la nullità dei soli patti aventi a oggetto la preventiva rinunzia all’azione di responsabilità rispetto a qualsiasi condotta che gli amministratori uscenti abbiano assunto nel corso del loro mandato.

Tali osservazioni sono state condivise anche dalla dottrina che ha sostenuto la validità dei patti in esame argomentando in base alla legittimità dell’impegno a compiere atti o tenere comportamenti che, di per sé, possono essere frutto di libere determinazioni, vertendo su materia patrimoniale e in base all’assenza di principi inderogabili con i quali siano incompatibili [B. Visentini, I sindacati di voto: realtà e prospettive, in Riv. soc., 1988, p. 15 ss.; A. Tina, L’esonero da responsabilità degli amministratori di s.p.a., Milano, 2008, p. 325 ss.]

Inoltre è stato affermato, sempre in dottrina, come la rinuncia, oltre a essere espressa, debba anche avere un contenuto specifico; occorre, quindi, come affermato pure dalla citata giurisprudenza “possibilista”, che la delibera indichi le singole azioni e/o violazioni da cui derivano pretese risarcitorie da rinunciare (o transigere) dalla società, poiché solo in questo modo l’oggetto della rinuncia risulterebbe determinato o determinabile (art. 1346 cod. civ.) e l’assemblea potrebbe procedere a una cosciente valutazione della rinuncia [cfr. F. Bonelli, Gli amministratori di s.p.a., Milano, p. 197].

La posizione di maggior apertura è stata, però, assunta dalla dottrina più recente; in particolare, si è ritenuto opportuno distinguere tra norme volte a regolare il rapporto tra gli amministratori e la società e norme che disciplinano la responsabilità verso i creditori sociali, dal momento che le prime sono volte alla tutela del patrimonio sociale in funzione dell’interesse della collettività dei soci, mentre le seconde sono strumentali alla protezione dei creditori e dei terzi [A. Picciau, Sulla validità dei patti parasociali di rinunzia all’azione di responsabilità e di manleva nelle s.p.a., in Riv. soc., 2016, p. 301 ss.]. Secondo tale lettura pare coerente con il sistema delineato dal legislatore riconoscere all’art. 2393 cod. civ., che regola il rapporto tra l’organo amministrativo e la società, carattere derogabile, mentre del tutto autonomo e distinto permane il piano della responsabilità verso terzi e verso i creditori disciplinato all’art. 2394 cod. civ. [cfr. A. Picciau, loc. cit., p. 307].

Quanto alla legittimità del patto di rinunzia alla luce delle norme procedurali di cui all’art. 2393 cod. civ. in tema di responsabilità, secondo stessa dottrina [ampiamente sul punto A. Picciau, loc. cit., p. 304 ss.] non paiono condivisibili le rigorose posizioni assunte dalla giurisprudenza che affermavano carattere imperativo a tali norme e ravvisavano nel patto in questione una loro violazione, in quanto la legge, assegnando alla collettività dei soci il potere di disporre del diritto al risarcimento dei danni mediante rinuncia o transazione all’azione di responsabilità, mostrerebbe chiaramente come tali norme non siano poste a protezione di interessi di carattere generale, bensì a tutela dell’interesse della collettività dei soci.

Alla luce di quanto esposto, emerge chiaramente come dottrina e giurisprudenza non abbiano ancora maturato un orientamento uniforme rispetto al tema oggetto del presente articolo; tuttavia, come dimostra la giurisprudenza “possibilista” e la più recente dottrina, è andato sempre più sviluppandosi negli ultimi tempi, ricevendo ampi consensi, un atteggiamento di maggior apertura volto al riconoscimento della validità dei patti di rinuncia all’azione di responsabilità.

 

 

 

Il contenuto di questo articolo ha valore solo informativo e non costituisce un parere professionale.

Per ulteriori informazioni ci potete contattare al seguente indirizzo: articoliM&A@nctm.it

 

La legge portuale italiana vieta ad un operatore la gestione di più aree demaniali aventi ad oggetto la stessa attività di impresa in un medesimo porto. Analizziamo come questo divieto potrebbe essere stato modificato a seguito della recente riforma del 2016.

Proseguiamo ad esaminare una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, la quale ha chiarito gli obblighi gravanti sull’Amministrazione Pubblica in caso di espropriazione di aree private nei porti italiani.

La recente estensione del campo di applicazione del Regolamento generale di esenzione per categoria (2014) alla concessione di aiuti di stato a porti ed aeroporti dell’UE ci induce a ricordare due recenti sentenze della Corte di Giustizia in merito agli aiuti di Stato nel settore marittimo e – in particolare – alla compensazione degli obblighi di servizio pubblico alle imprese incaricate della gestione di servizi d’interesse economico generale.

Poi, analizziamo due sentenze, provenienti da Regno Unito e Spagna, riguardanti l’applicazione di due importanti convenzioni internazionali nell’ambito de trasporti internazionali, le Hague-Visby Rules e la CMR. La sentenza inglese conferma che la mancata materiale emissione di una polizza di carico non rileva al fine di escludere l’applicabilità della normativa uniforme, mentre la sentenza spagnola ci fornisce una definizione di “colpa parificata a dolo” ai fini dell’esclusione del limite di responsabilità vettoriale.

Anche la Corte di Cassazione italiana ha emesso due interessanti sentenze in materia di trasporti. La Suprema Corte italiana ha negato al portatore della polizza di carico la titolarità ad agire nei confronti di un vettore marittimo per danni alla merce, in caso di mancata girata della polizza di carico dal ricevitore al portatore, e ha considerato uno “scambio di contenitori” quale ipotesi di colpa grave del vettore stradale.

Infine, analizziamo una sentenza della Commissione Tributaria di Roma, relativa alla IRESA, la tassa sul rumore negli aeroporti italiani. Tale sentenza, in considerazione del fatto che la Regione Lazio ha disatteso i principi e le finalità previsti dalla normativa nazionale ed europea relativi alla destinazione del gettito derivante dall’imposta, ha concluso per la disapplicazione dell’IRESA per come prevista dalla normativa regionale.

Alberto Rossi

There’s a fair European wind blowing

Probably the most important outcome of the French election is not so much the actual electoral defeat of the National Front but the decision of that party to remove from its policy programme the idea of withdrawing from the Euro and promoting a referendum on Frexit. In other words, those parties which have based their political offer to the electorate on the negative impact of globalization and the hard impact of immigration, no longer see the solution as the break-up of the EU.

The same in happening in the Netherlands and even in the UK where the May government is promoting the need to address the negative aspects of globalization and migration in a substantive manner and not long saying that Brexit itself is the answer.

This is a window of opportunity that the EU must embrace. The underlying issues of migration and globalization must be addressed. But if they are addressed in a satisfactory manner the EU itself is not being challenged. There is a recognition in France and in the Netherlands, and even in Germany given the results in the recent Lander elections among the vast majority of the electorate that the EU remains a valid project and that the solutions are best found within its remit.

If Macron and Merkel can get together with the Italy and Spain, much can be done. From an insider’s point of view the only possible hiccup in catching this favourable wind is the capacity of the Commission to recognize it.

 

Alitalia: amministrazione straordinaria secondo round
Con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) del 2 maggio 2017 è stata disposta la procedura di amministrazione straordinaria di Alitalia Società Aerea Italiana S.p.A. ai sensi del d.l. n. 347/2003 (c.d. legge Marzano) e con sentenza del Tribunale di Civitavecchia dell’11 maggio 2017 è stato dichiarato lo stato di insolvenza.

Il Tribunale può inserire in sede di omologazione clausole modificative della proposta di concordato?
La Cassazione 3 aprile 2017, n. 8632 ha stabilito che il decreto di omologazione può essere reclamato, anche in assenza di opposizioni, in relazione ad addizioni estranee alla proposta introdotte d’imperio dal Tribunale, che non rappresentino semplici formule organizzative della fase di esecuzione del concordato.

La banca risponde del danno causato alla società dagli amministratori per ricorso abusivo al credito?
La Cassazione 20 aprile 2017, n. 9983 conferma un proprio precedente secondo cui la banca può essere ritenuta responsabile per concorso nell’illecito, distinguendo la fattispecie da quella della concessione abusiva di credito.

Cause di ineleggibilità e decadenza del sindaco professionista in uno studio associato
Ai sensi dell’art. 2399, lett. c), c.c. è ineleggibile, e se eletto decade dall’ufficio, il sindaco che intrattiene con la società o sue controllate rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza. Ci si interroga se il caso in cui il sindaco sia parte di uno studio associato che presta attività di consulenza alla medesima società integri l’ipotesi prevista dalla legge. Sebbene il quesito sia risolto tendenzialmente in senso affermativo, permangono tuttavia dubbi circa i criteri adottati dalla Corte di Cassazione al fine di determinare i casi in cui, concretamente, l’indipendenza del sindaco possa dirsi compromessa.

La portata della delega gestoria nelle s.r.l.: contenuto e limiti
La Suprema Corte, con sentenza n. 25085 del 7 dicembre 2016, ha riconosciuto la legittimità di una delega di gestione di carattere generale, da parte del consiglio di amministrazione a favore di singoli consiglieri delegati con esercizio disgiunto dei poteri, nella misura in cui la stessa non sia diretta ad escludere l’esercizio di un concorrente potere di gestione da parte dell’organo collegiale amministrativo.

Trattamento di dati per finalità di marketing: la tutela delle persone giuridiche
Il Garante per la Protezione dei Dati Personali, con provvedimento n. 4 del 12 gennaio 2017, ha precisato la disciplina relativa al trattamento di dati personali per finalità di marketing, dichiarando illegittimo sia  il trattamento di dati raccolti per il tramite di moduli presenti all’interno dei siti internet delle società sia il trattamento di dati (i.e. le utenze telefoniche) autonomamente reperiti sul web.

La responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. n. 231/2001 all’interno dei gruppi di imprese
È ammissibile una responsabilità, ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001, della società capogruppo per reati commessi nell’ambito delle attività svolte dalle società da essa controllate a condizione che a) il soggetto che agisce per conto della holding concorra con il soggetto che commette il reato per  conto  della persona giuridica controllata; e che b) possa ritenersi che la holding abbia ricevuto un concreto vantaggio o perseguito un effettivo interesse a mezzo del reato commesso nell’ambito dell’attività svolta dalla società controllata.

Considerazioni in merito alla rinunciabilità dell’effetto risolutorio della diffida ad adempiere
La sentenza della Corte di Cassazione, sez. II, n. 4205 del 3 marzo 2016 offre l’opportunità per dare brevemente conto delle diverse posizioni di giurisprudenza e dottrina in materia di rinunciabilità dell’effetto risolutorio della diffida ad adempiere.

La responsabilità degli amministratori non operativi e il dovere di agire in modo informato
La responsabilità degli amministratori privi di deleghe operative, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione Civile, Sez. I, 31 agosto 2016, n. 17441 in commento, non può discendere da una generica condotta di omessa vigilanza – tale da essere identificata nei fatti come una responsabilità oggettiva – ma deve essere ricondotta alla violazione del dovere di agire informati, sia sulla base delle informazioni che devono essere rilasciate da parte degli amministratori operativi, sia sulla base delle informazioni che gli amministratori non operativi possono acquisire di propria iniziativa. L’individuazione dei presupposti della responsabilità degli amministratori deleganti si inquadra, pertanto, in un discorso che valorizza la differenziazione dei doveri imposti agli amministratori delegati e quelli tipici degli amministratori non esecutivi.

 

Patti parasociali di rinuncia preventiva all’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori
Con sentenza 28 settembre 2015, n. 19193, la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Roma, nell’affrontare il tema della rinuncia pattizia all’azione di responsabilità verso gli amministratori di una società, ha affermato la validità delle clausole dei patti parasociali, con le quali i soci “entranti” si impegnano a non esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori “uscenti” o comunque a non votare favorevolmente in assemblea.

La Suprema Corte cambia orientamento: invalido il contratto bancario e finanziario firmato dal solo cliente
La Suprema Corte torna sulla questione della validità dei contratti c.d. monofirma, ossia della copia del contratti bancari e finanziari conservati negli archivi della banca recanti la sola sottoscrizione del cliente e privi invece della firma dell’istituto di credito, affermando che detti contratti sono nulli e, come tali, inopponibili al correntista.

Acquisto di quote di s.n.c.: l’errore sul valore della partecipazione può essere fondatamente dedotto come errore essenziale?
Il Tribunale di Milano ha affermato che di regola – anche con riferimento alle compravendite di quote di s.n.c. – l’accoglimento della domanda di annullamento del contratto per errore essenziale non può prescindere dall’esistenza nel contratto di una esplicita garanzia circa il valore del patrimonio e la qualità dei beni della società (garanzia che nella concreta fattispecie, a giudizio del Tribunale, mancava). 

Le nuova disciplina del giudizio davanti alla Corte di cassazione (D.L. 168/2016, convertito dalla L. 197/2016)
Con un nuovo intervento di fine estate, il legislatore è intervenuto ancora una volta in via d’urgenza sulla disciplina del codice di procedura civile, in particolare sulla disciplina del giudizio davanti alla Corte di cassazione: il 31 agosto 2016 è stato infatti pubblicato il decreto legge 168/2016, recante “Misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione e per l’efficienza degli uffici giudiziari” (“D.L. 168/2016”).

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla qualificazione e l’impugnazione del lodo non definitivo e del lodo parziale
Lodo che decide parzialmente il merito della controversia, immediatamente impugnabile a norma dell’art. 827 c.p.c., comma 3, è sia quello di condanna generica ex art. 278 c.p.c. sia quello che decide una o alcune delle domande proposte senza definire l’intero giudizio, non essendo immediatamente impugnabili i lodi che decidono questioni pregiudiziali o preliminari.

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