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13/11/2017
Corporate & Commercial

Antiriciclaggio: le principali novità introdotte dal d.lgs. n. 90/2017

La normativa di settore

Come noto, in Italia la disciplina in materia di antiriciclaggio è contenuta nel decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (di seguito, il “Decreto”).

Il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, che recepisce nell’ordinamento nazionale la direttiva (UE) 2015/849 (c.d. quarta direttiva antiriciclaggio), modifica, innovandola, la normativa dettata dal Decreto. I paragrafi che seguono descrivono, senza pretesa di esaustività, le novità più rilevanti introdotte dal d.lgs. n. 90/2017, in relazione ai principali aspetti disciplinati dal Decreto.

 

Persone politicamente esposte

Il nuovo art. 1, comma 2, lett. dd), del Decreto ridefinisce la categoria delle persone politicamente esposte (c.d. PEPs), includendovi tra gli altri: gli assessori regionali; i sindaci di città metropolitane; i sindaci di comuni con popolazione non inferiore a 15 mila abitanti; i parlamentari europei; gli esponenti di imprese controllate, anche indirettamente, in misura prevalente o totalitaria da comuni, capoluoghi di provincia e città metropolitane e da comuni con popolazione complessivamente non inferiore a 15 mila abitanti, nonché i direttori generali di ASL e di aziende ospedaliere, di aziende ospedaliere universitarie e degli altri enti del servizio sanitario nazionale.

 

Soggetti obbligati

Il nuovo art. 3 del Decreto comprende tra i soggetti obbligati anche le Società di Investimento a Capitale Fisso (SICAF), i soggetti che erogano microcredito, i confidi, i consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria.

Sono soggetti alla normativa antiriciclaggio anche gli intermediari bancari e finanziari e le imprese assicurative con sede legale e amministrazione in un altro Stato membro, stabiliti senza succursale sul territorio italiano.

 

Obblighi di adeguata verifica della clientela

Per quanto concerne gli obblighi di adeguata verifica della clientela, il nuovo art. 17 del Decreto prevede, ora, che i soggetti obbligati debbano procedere all’adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo in occasione dell’instaurazione del rapporto continuativo o, con una nuova precisazione, del conferimento dell’incarico.

Inoltre, l’adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo deve essere effettuata, per le operazioni occasionali, non solo per le movimentazioni pari o superiori a 15.000 euro ma anche per il trasferimento di fondi superiore a 1.000 euro (ad esempio, il money transfer).

È poi previsto ella prestazione di servizi di pagamento e nell’emissione e distribuzione di moneta elettronica, le banche, Poste Italiane S.p.A., gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica, ivi compresi quelli con sede in altro Stato membro, nonché le succursali, devono osservare gli obblighi di adeguata verifica della clientela anche per le operazioni occasionali di importo inferiore a 15.000 euro.

Nuove disposizioni riguardano anche gli obblighi dei clienti in relazione all’adeguata verifica. Il nuovo art. 21 del Decreto prevede per le imprese dotate di personalità giuridica tenute all’iscrizione nel Registro delle imprese e le persone giuridiche private diverse dalle imprese tenute all’iscrizione nel Registro delle persone giuridiche private, l’obbligo di comunicare al Registro le informazioni attinenti la propria titolarità effettiva. Prosegue poi prevedendo che i trust produttivi di effetti giuridici rilevanti a fini fiscali sono tenuti all’iscrizione in una apposita sezione speciale del Registro delle imprese.

Ai sensi del successivo art. 22 del Decreto, le imprese dotate di personalità giuridica e le persone giuridiche private devono ottenere e conservare, per almeno cinque anni, informazioni adeguate, accurate e aggiornate sulla titolarità effettiva delle proprie organizzazioni e fornirle ai soggetti obbligati, in occasione degli adempimenti strumentali all’adeguata verifica della clientela.

Gli amministratori delle imprese devono acquisire informazioni sulla base di quanto risultante dalle scritture contabili e dai bilanci, dal libro dei soci, dalle comunicazioni relative all’assetto proprietario o al controllo dell’ente, cui l’impresa è tenuta secondo le disposizioni vigenti nonché dalle comunicazioni ricevute dai soci e da ogni altro dato a loro disposizione.

Se gli amministratori non riescono ad ottenere la piena chiarezza in merito alla titolarità effettiva dell’azienda, anche dopo avere presentato una richiesta espressa indirizzata ai soci, scattano delle sanzioni amministrative piuttosto penetranti verso i soci inadempienti. Infatti, l’inerzia o il rifiuto ingiustificati del socio nel fornire agli amministratori le informazioni da questi ritenute necessarie per l’individuazione del titolare effettivo ovvero l’indicazione di informazioni palesemente fraudolente rendono inesercitabile il relativo diritto di voto e comportano l’impugnabilità, a norma dell’articolo 2377 del codice civile, delle deliberazioni eventualmente assunte con il suo voto determinante.

 

Obblighi di conservazione

Viene meno l’obbligo di tenuta dell’archivio unico informatico per gli intermediari bancari e finanziari.

I nuovi articoli 31 e 32 del Decreto si limitano a prescrivere, infatti, con riferimento agli obblighi di comunicazione, che i sistemi di conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni debbano consentire la ricostruzione univoca di determinati elementi essenziali quali la data di instaurazione del rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico; i dati identificativi del cliente, del titolare effettivo e dell’esecutore e le informazioni sullo scopo e la natura del rapporto o della prestazione; la data, l’importo e la causale dell’operazione; i mezzi di pagamento utilizzati. Tali sistemi di conservazione dei documenti devono altresì essere idonei a garantire il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali.

 

Obblighi di segnalazione

Il vecchio art. 41 del Decreto prevedeva l’obbligo per gli intermediari bancari e finanziari di inviare alla UIF una segnalazione di operazione sospetta (c.d. SOS) ogniqualvolta sussistesse il sospetto che fossero in corso o che fossero state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Costituiva elemento di sospetto – ai sensi della vecchia disciplina – il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro.

Quanto al tempo della segnalazione, essa doveva essere fatta senza ritardo, ove possibile prima di eseguire l’operazione, appena il soggetto obbligato veniva a conoscenza degli elementi di sospetto. Ai sensi del nuovo art. 35, costituisce ora elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante e, in particolare, il prelievo o versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente (viene, quindi, eliminato il riferimento alla somma di 15.000 euro).

La segnalazione all’UIF deve, inoltre, essere di regola effettuata prima di compiere l’operazione.

 

Obblighi di comunicazione

La previgente versione dell’art. 52 del Decreto prevedeva una serie di obblighi di comunicazione a carico degli organi di controllo dei soggetti obbligati (collegio sindacale, consiglio di sorveglianza, comitato di controllo di gestione, organismo di vigilanza e tutti i soggetti incaricati del controllo di gestione comunque denominati) in relazione a tutti gli atti o i fatti potenzialmente idonei a costituire una violazione della normativa in questione, di cui fossero venuti a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti.

Il novellato art. 46 del Decreto prevede che l’obbligo di comunicare le operazioni potenzialmente sospette e i fatti potenzialmente idonei a integrare violazioni degli obblighi previsti dal Decreto residuino solo in capo al collegio sindacale, al consiglio di sorveglianza e al comitato per il controllo sulla gestione, restando ora escluso l’organismo di vigilanza ex decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

 

Segnalazione di violazioni

Con il nuovo art. 48 del Decreto è stato introdotto l’obbligo di adottare procedure interne volte ad incentivare segnalazioni di violazioni, potenziali o effettive delle disposizioni in materia di antiriciclaggio da parte del personale dipendente (c.d. “whistleblowing”).

 

Sanzioni

Infine, in relazione all’apparato sanzionatorio, il nuovo art. 55 del Decreto, relativo alle sanzioni penali, distingue più nettamente le fattispecie delittuose da quelle contravvenzionali: sono delitti soltanto le condotte di grave violazione degli obblighi di adeguata verifica, conservazione dei documenti e fornitura di dati falsi per la verifica, che siano realizzate con frode o falsificazione.

Quando la violazione degli obblighi di comunicazione non integra gli estremi della falsità o della frode, l’illecito penale ha carattere di contravvenzione.

I nuovi articoli da 56 a 69 del Decreto sono invece dedicati alle sanzioni amministrative. Rispetto alla disciplina previgente, che rinviava per il procedimento di accertamento e irrogazione della sanzione alla Legge di depenalizzazione 24 novembre 1981, n. 689, il nuovo testo delinea un procedimento sanzionatorio specifico e detta particolari disposizioni sui criteri di determinazione della sanzione e sul pagamento in forma ridotta.

 

 

 

 

 

Il contenuto di questo elaborato ha valore meramente informativo e non costituisce, né può essere interpretato, quale parere professionale sugli argomenti in oggetto.
Per ulteriori informazioni si prega di contattare il vostro professionista di riferimento ovvero di scrivere al seguente indirizzo: corporate.commercial@nctm.it

 

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