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26/07/2017
Corporate & Commercial

Cessione d’azienda e inadempimenti reciproci

In materia di inadempimenti reciproci nel contratto di cessione d’azienda, il rifiuto di adempiere, se legittimo ex art. 1460 c.c., preclude alla controparte sia la possibilità di proporre la domanda di risoluzione giudiziale ex art. 1453 c.c., sia quella di avvalersi della clausola risolutiva espressa (art. 1456 c.c.), la cui operatività, pur prescindendo dal parametro della gravità dell’inadempimento ex art. 1455 c.c., presuppone comunque l’imputabilità dello stesso.

Tribunale di Torino, Sez. I, n. 1228 del 6 marzo 2017

 

Il caso oggetto della pronuncia

Il caso oggetto della pronuncia in commento – che origina da una controversia derivante da un contratto di cessione di azienda – affronta il tema degli inadempimenti reciproci o bilaterali con particolare riferimento al necessario bilanciamento della rilevanza degli inadempimenti e dell’incidenza delle singole prestazioni sul vincolo contrattuale.

In particolare, la parte attrice (cedente) citava in giudizio il cessionario chiedendo in via principale che venisse accertata la risoluzione del contratto di cessione d’azienda ai sensi dell’art. 1456 c.c. in considerazione del mancato pagamento da parte del cessionario di cinque rate mensili (inadempimento previsto quale causa di risoluzione ai sensi della clausola risolutiva espressa contenuta nel contratto stesso) e, per l’effetto, che questi fosse condannato a restituire l’azienda oltre al risarcimento degli ulteriori danni ai sensi dell’art. 1218 c.c. In via subordinata, la parte cedente chiedeva che fosse accertato l’inadempimento contrattuale e, quindi, risolto il contratto ai sensi dell’art. 1453 c.c.

Il convenuto si costituiva in giudizio resistendo alla domanda attorea sollevando un’eccezione di inadempimento di controparte ex art. 1460 c.c. legata alla violazione della garanzia di regolarità edilizia delle strutture sanitarie componenti l’azienda.

Il Tribunale di Torino, con la sentenza in commento, accertata la sussistenza dei reciproci inadempimenti, procedeva a una valutazione comparativa degli stessi sulla base dei criteri cronologico, eziologico e di proporzionalità, indicati dalla costante giurisprudenza, al fine di stabilire se l’inadempimento dell’attore era tale da giustificare il rifiuto della società convenuta di pagare le residue rate di prezzo.

Alla luce di quanto sopra, il giudice di prime cure, ritenuto legittimo l’esercizio dell’eccezione di inadempimento del convenuto, ha rigettato la domanda principale dell’attore, non sussistendo quindi i presupposti per una pronuncia dichiarativa di intervenuta risoluzione di diritto in applicazione della clausola risolutiva espressa, ma ne ha accolto la domanda subordinata ritenendo sussistenti i presupposti ex artt. 1453 e 1455 c.c. e, per l’effetto, ha dichiarato risolto il contratto di cessione d’azienda e ha condannato il convenuto alla restituzione della stessa al cedente.

Il bilanciamento degli inadempimenti contrattuali. I criteri di valutazione adottati dal Tribunale.

Il giudice, al fine di individuare su quale dei contraenti dovesse ricadere l’inadempimento colpevole, giustificativo dell’inadempimento dell’altro, ha proceduto a una valutazione unitaria e comparativa delle rispettive condotte che, al di là del pur necessario riferimento all’elemento cronologico degli stessi, si basasse anche sul rapporto di dipendenza tra le parti e sul concetto di proporzionalità, tenendo conto altresì della funzione socio-economica del contratto.

Il rifiuto di adempiere non può considerarsi giustificato a norma dell’art. 1460 c.c. qualora non sia proporzionato all’entità dell’inadempimento di controparte. Il Tribunale di Torino, in un’ottica di bilanciamento tra gli inadempimenti reciproci delle parti, ha quindi effettuato una valutazione in termini di gravità e rilevanza.

Per decidere la controversia il giudice ha dunque proceduto con una duplice valutazione.

In primo luogo, con riferimento alla domanda principale del cedente, il Tribunale ha rilevato che l’attore si era avvalso della clausola risolutiva espressa solo dopo l’esercizio dell’eccezione di inadempimento da parte del cessionario e che, nel momento in cui quest’ultimo ha opposto il suo inadempimento a quello del cedente, il debito del cedente nei confronti del cessionario era pari a Euro 200.000 a fronte di rate di prezzo non corrisposte pari a Euro 80.000. Il Tribunale di Torino ha quindi correttamente rilevato che nel momento in cui l’attore ha dichiarato di avvalersi della clausola risolutiva espressa, l’inadempimento del convenuto era proporzionalmente giustificato rispetto all’inadempimento dell’attore. Per l’effetto, il giudice di prime cure, ha rigettato la domanda principale dell’attore, non sussistendo i presupposti per una pronuncia dichiarativa di intervenuta risoluzione di diritto in applicazione della citata clausola risolutiva espressa. L’eccezione di inadempimento sollevata ex art. 1460 c.c. dal convenuto ha, quindi, paralizzato – ex se – l’operatività della clausola risolutiva espressa di cui l’attore si è avvalso successivamente.

Non basta dunque l’inadempimento dell’altra parte a giustificare il rifiuto della prestazione, occorre che il rifiuto sia conforme alla buona fede. In altre parole, non si può prendere a pretesto un inadempimento di lieve importanza dell’altra parte per giustificare il proprio. Ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1460 c.c. è pertanto necessario rispettare il principio posto dall’articolo 1375 c.c., ossia la buona fede nell’esecuzione del contratto.

In secondo luogo, il giudice di merito ha valutato la domanda subordinata dell’attore tenuto conto del perdurante inadempimento del convenuto il quale, nonostante le dichiarate irregolarità edilizie, ha continuato ad utilizzare l’azienda. E, infatti, al momento del giudizio, l’inadempimento del convenuto ammontava a Euro 400.000, importo decisamente superiore e, dunque, sproporzionato rispetto all’entità dell’inadempimento dell’attore. Pertanto, in relazione alla domanda subordinata del cedente, il rifiuto di adempiere del convenuto non poteva più considerarsi giustificato a norma dell’art. 1460 c.c. non essendo, ora, proporzionato all’entità dell’inadempimento dell’attore, atteso che la spesa occorrente per l’eliminazione delle difformità edilizie era di gran lunga inferiore a quella che il convenuto rifiutava di corrispondere.

Il Tribunale di Torino, riconoscendo la sussistenza dei presupposti ex artt. 1453 e 1455 c.c. ha quindi accolto la domanda subordinata dell’attore, e ha dichiarato risolto il contratto di cessione d’azienda, condannando il convenuto alla restituzione dell’azienda al cedente.

Per concludere, si rileva come la comparazione degli opposti inadempimenti è stata svolta dal giudice di merito con riguardo alla funzione economico-sociale del contratto e pertanto in quest’ottica hanno assunto rilievo non solo le obbligazioni principali dedotte in contratto, ma anche quelle secondarie che assumono rilevanza essenziale sul piano sinallagmatico, quali ad esempio quelle di collaborazione, informazione e protezione. Qualora l’inadempimento della parte nei cui confronti sia opposta l’eccezione non sia grave in relazione all’interesse dell’altra parte, il rifiuto di quest’ultima di adempiere non potrà essere giustificato ex art. 1460 c.c.

 

Il contenuto di questo elaborato ha valore meramente informativo e non costituisce, né può essere interpretato, quale parere professionale sugli argomenti in oggetto.
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