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20/09/2016
Administrative & European Public Law

Chi prende le decisioni sulla Brexit: i servizi finanziari lo rendono complicato

Almeno 30 diversi enti, più il Regno Unito, potranno decidere in merito alla forma delle relazioni del Regno Unito con l’UE dopo la Brexit. Questo numero è composto da 27 Stati membri, la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo (queste ultime tre istituzioni rappresentano gli organi decisionali della UE). Se il processo decisionale in ciascuno Stato membro è suddiviso tra organi esecutivi e parlamenti (con alcuni Stati membri con due camere decisionali e inoltre la possibilità di un referendum in altri Stati membri), il numero di enti diventa davvero molto grande.

Questa nota è una breve introduzione alle complessità del processo decisionale dell’Unione europea nelle relazioni internazionali. Si discute il problema degli accordi ‘misti’ (accordi tra l’UE e paesi terzi che contengono impegni nei quali l’UE ha competenza e gli Stati membri hanno competenza), e le regole per il processo decisionale all’interno dell’UE.

L’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea (TUE, in contrasto con il trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, TFUE) prevede che ogni Stato membro possa decidere di ritirarsi dall’Unione conformemente alle proprie norme costituzionali.  I requisiti costituzionali del Regno Unito saranno determinati dai precedenti giudiziari del Regno Unito. Le sentenze sono attese entro la fine dell’anno. La questione giuridica: può il governo mettere in moto l’articolo 50 o deve decidere il parlamento?

L’articolo 50 (2) TUE prevede che lo Stato membro che si ritira debba notificare al Consiglio europeo (i 28 Stati membri) la sua intenzione di ritirarsi. Le linee guida sono poi elaborate dal Consiglio e, in conformità a questi orientamenti, il Consiglio e il Regno Unito negozieranno gli accordi per il ritiro. Il Regno Unito non parteciperà alla stesura delle linee guida.

L’articolo 50 prevede che le negoziazioni di uscita debbano ‘tener conto’ del complesso di norme per il futuro rapporto del Regno Unito con l’Unione. I rapporti futuri saranno negoziati ai sensi dell’articolo 218(3), del TFUE (Trattato diverso dall’articolo 50).

L’espressione “tenere conto” significa che ci dovrebbe essere un accordo globale tra l’UE e il Regno Unito, o che ci dovrebbero essere due accordi distinti: il primo l’accordo di ritiro e il secondo un accordo sul rapporto futuro. Si tratta di una questione costituzionale che spetta all’UE e, nonostante l’inserimento di disposizioni riguardanti il ritiro nel trattato di Lisbona, questo problema non è stato affrontato. E’ probabile che la questione sarà risolta politicamente, ma qualsiasi decisione sulla questione sarà soggetta al controllo dei giudici della Corte di Giustizia dell’Unione in Lussemburgo.

L’articolo 50 sembra indicare che l’accordo per un futuro rapporto debba essere un accordo separato da negoziare entro i termini dell’articolo 218 del TFUE, ma l’articolo 218 riguarda negoziamenti con paesi terzi, vale a dire i paesi che non fanno parte dell’UE. Sebbene l’articolo 50 sembra permettere un offuscamento della distinzione tra lo Stato membro che si ritira e un paese terzo Esso sembra prevedere almeno due accordi. L’offuscamento riguarda solo la tempistica delle varie trattative. Perciò sembra che siano necessari almeno due accordi, in primo luogo l’accordo di ritiro.

Se Brexit davvero significa Brexit (cioè uscita), il Regno Unito sarà un paese terzo secondo i termini di diritto dell’Unione. Gli articoli 207 e 218 del TFUE indicano i criteri secondo i quali l’UE tratta con i paesi terzi, l’oggetto di tali negoziati e quali procedure decisionali dell’UE debbano essere seguite (unanimità o voto a maggioranza in Consiglio, l’approvazione del Parlamento europeo, ecc.). Vale la pena di leggere questi due articoli per vedere quanto potrebbe diventare complesso.

Quale sarà il contenuto dell’accordo sul rapporto futuro? Sappiamo che il Regno Unito vuole lo stesso accesso ai mercati finanziari dell’UE (e al mercato unico nel suo complesso) che ha attualmente. Ciò significa che il processo decisionale sarà inevitabilmente complesso.

I servizi finanziari sono proprio questo: dei servizi. E la competenza dell’UE nel settore dei servizi non è completa o esclusiva. Gli Stati membri conservano alcune competenze proprie. Quando gli Stati membri conservano la competenza per un settore in cui ha competenza anche l’UE, l’accordo con i paesi terzi è conosciuto come un accordo ‘misto’. Sia l’UE sia ognuno dei 27 Stati membri devono pertanto essere d’accordo. A rendere le cose più complesse, è richiesta l’unanimità del Consiglio per certi aspetti del commercio in servizi, quali i servizi culturali e audiovisivi, sanità e istruzione e la proprietà intellettuale.

Perciò, per gli aspetti più complessi dei servizi finanziari sarà richiesta l’unanimità in sede di Consiglio e l’approvazione dei singoli Stati membri. Vale la regola generale: più complesso e innovativo il servizio, più è probabile la necessità d’unanimità e l’approvazione dell’accordo da parte dei 27 Stati membri nel loro diritto nazionale. Ottenere un accordo unanime avrà un prezzo.

Ci sono esempi di accordi misti oggi? CETA, l’accordo UE / Canada è un accordo misto. Lo sarà anche TTIP. Questi accordi non sono onnicomprensivi quanto l’accordo che la City of London vorrà con l’UE. A metà del mese di settembre, la Corte di Giustizia dell’UE ascolterà le argomentazioni per determinare se l’accordo UE / Singapore è misto o no. Una delle questioni chiave in questo caso è l’investimento diretto estero. Gli investimenti di portfolio sono di competenza dell’UE o dello Stato membro? Gli investimenti di portfolio sono uno strumento finanziario di livello piuttosto basso. Se questo è di competenza condivisa si può immaginare che molti altri servizi finanziari saranno misti. Una sentenza non è prevista prima della metà del 2017.

Queste complessità sorgono indipendentemente dalle questioni più tabloid e hot-topic che sono emerse su TTIP, come la risoluzione delle controversie, il cosiddetto ‘ring-fencing’ (separazione) della sanità e dell’istruzione e l’autonomia regolamentare in generale. A questi argomenti vanno inoltre aggiunti quelli specifici del Regno Unito, come la libertà di movimento delle persone, e il tutto porta a una serie di negoziati piuttosto difficili.

Il corollario è una certa inflessibilità. Ci sono almeno 30 enti che devono essere d’accordo sull’opportunità della riforma . Il primo accordo, quello sul  ritiro, è la parte semplice. Può essere fatto in due anni. E’ l’accordo sui rapporti futuri che richiederà tempo, e il clima di negoziazione internazionale di oggi non è di buon auspicio. Non siamo riusciti a raggiungere un accordo a Doha e attualmente neanche TTIP lascia spazio a molte speranze. L’unico accordo internazionale significativo recente riguarda i cambiamenti climatici, ma qui si incontra un altro problema: si tratta di un accordo misto, e sembra che l’Olanda avrà bisogno di un referendum prima di essere in grado di ratificarlo.

Il Regno Unito ha deciso di prendere del tempo prima di avviare il processo verso l’accordo di ritiro, e forse questa è stata una decisione saggia. Poiché servirà’ molto tempo per negoziare un accordo sul futuro rapporto che permetterà ai servizi finanziari del Regno Unito di mantenere l’attuale operatività all’interno dell’UE .

 

Il contenuto di questo articolo ha valore solo informativo e non costituisce un parere professionale.

Per ulteriori informazioni contattare bernard.oconnor@nctm.it

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