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08/08/2017
Corporate & Commercial - Diritto dei Trasporti Marittimi, Aerei, Terrestri

È possibile regolare contrattualmente l’aumento del premio per l’assicurato in caso di aggravamento del rischio?

Il contratto di assicurazione è caratterizzato dal principio della massima buona fede. Come noto ed evidente, infatti, le parti devono scambiarsi con correttezza e senza reticenze tutte le informazioni rilevanti ai fini della conclusione del contratto.

In particolare, occorre che il contrente fornisca all’assicuratore una rappresentazione veritiera delle circostanze che qualificano il rischio, onde consentire a quest’ultimo di valutare se accettare o meno tale rischio e, in caso di accettazione, di stabilire correttamente il premio.

Il codice civile italiano detta una disciplina precisa e rigorosa per le ipotesi in cui un contraente abbia reso all’assicuratore dichiarazioni inesatte o reticenti[1].

Ma cosa accade qualora si verifichino – successivamente alla conclusione del contratto – dei mutamenti tali da diminuire o aggravare il rischio assicurato?

Anche in questo caso, il codice civile italiano prevede un’apposita disciplina. In particolare, l’art. 1897[2] c.c. regola l’ipotesi di diminuzione del rischio, mentre l’art. 1898[3] c.c. regola l’ipotesi dell’aggravamento del rischio.

La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia[4], si è occupata proprio del tema dell’aggravamento del rischio, valutando la legittimità di una clausola contrattuale, la quale prevedeva che il verificarsi di determinate circostanze (specificate nel contratto) costituisse senz’altro aggravamento del rischio e che quindi, all’avverarsi di tali circostanze – a prescindere dall’obiettiva situazione di fatto che ne derivava – l’assicurato fosse tenuto al pagamento di un premio maggiore.

Per meglio apprezzare la decisione della Suprema Corte, è opportuno chiarire brevemente, in via preliminare, che cosa la giurisprudenza italiana consideri “aggravamento del rischio” rilevante ai sensi dell’art. 1898 c.c.

Ebbene, per costante giurisprudenza, l’aggravamento del rischio di cui all’art. 1898 c.c. consiste in una più intensa probabilità di verificazione dell’evento temuto rispetto al calcolo probabilistico avuto presente dalle parti al momento della stipula del contratto, tale da alterare – oltre il limite della fisiologica alea contrattuale – l’equilibrio tra il rischio assicurato ed il premio convenuto.

Per aversi aggravamento del rischio rilevante ai sensi dell’art. 1898 c.c., inoltre, occorre che la “nuova” situazione presenti i caratteri appunto della novità (vale a dire che tale nuova situazione non fosse stata prevista e non fosse prevedibile al momento della stipula del contratto) e della permanenza, intesa come stabilità della situazione sopravvenuta (risultando quindi irrilevante un mutamento episodico o transitorio).

Ciò che qui maggiormente rileva, tuttavia, è il fatto che, per la giurisprudenza, l’accertamento in merito alla rilevanza dell’aggravamento del rischio debba essere svolto sulla base di un criterio soggettivo (le scelte che avrebbe posto in essere l’assicuratore se avesse conosciuto il nuovo stato delle cose) e non oggettivo (l’incidenza dei fatti sopravvenuti rispetto alla concreta probabilità di verificazione dell’evento temuto).

Alla luce di quanto precede, la Corte di Cassazione ha ritenuto che le parti di un contratto assicurativo possano espressamente prevedere che il verificarsi di determinate circostanze costituisca senz’altro aggravamento del rischio, a prescindere quindi da qualsiasi sua incidenza concreta sulla probabilità del rischio (con ciò che ne consegue a livello contrattuale, per esempio in termini di eventuale adeguamento del premio che le parti potrebbero aver concordato per l’ipotesi di aggravamento del rischio[5]). Secondo la Suprema Corte, dunque, è possibile regolare contrattualmente l’aumento del premio per l’assicurato in caso di aggravamento del rischio.

In presenza di una siffatta clausola, quindi, non occorrerà provare l’incidenza delle circostanze sopravvenute (specificate nel contratto) sul rischio assicurato, bensì (più) semplicemente che tali circostanze si siano verificate.

Per concludere, non possiamo non ricordare ai nostri lettori l’importanza di comunicare immediatamente all’assicuratore tutti i mutamenti che aggravano il rischio assicurato. Data la rilevanza pratica dell’obbligo in parola, la cui violazione potrebbe determinare anche la perdita o la riduzione dell’indennizzo, il nostro suggerimento è quello – in caso dubbio circa la rilevanza o meno di un mutamento ai sensi dell’art. 1898 c.c. – di darne comunque immediata comunicazione all’assicuratore.

 

 

 

[1] Si tratta delle regole dettate dagli articoli 1892 (qualora il contraente abbia agito con dolo o colpa grave) e 1893 (qualora il contraente abbia agito senza dolo o colpa grave) del codice civile italiano, che riportiamo qui di seguito per pronto riferimento dei nostri lettori:

Art. 1892: “Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave .L’assicuratore decade dal diritto d’impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l’impugnazione. L’assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l’annullamento e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare la somma assicurata. Se l’assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza”.

Art. 1893: “Se il contraente ha agito senza dolo o colpa grave, le dichiarazioni inesatte e le reticenze non sono causa di annullamento del contratto, ma l’assicuratore può recedere dal contratto stesso, mediante dichiarazione da farsi all’assicurato nei tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza. Se il sinistro si verifica prima che l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza sia conosciuta dall’assicuratore, o prima che questi abbia dichiarato di recedere dal contratto, la somma dovuta è ridotta in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato se si fosse conosciuto il vero stato delle cose”.

[2] Art. 1897: “Se il contraente comunica all’assicuratore mutamenti che producono una diminuzione del rischio tale che, se fosse stata conosciuta al momento della conclusione del contratto, avrebbe portato alla stipulazione di un premio minore, l’assicuratore, a decorrere dalla scadenza del premio o della rata di premio successiva alla comunicazione suddetta, non può esigere che il minor premio, ma ha facoltà di recedere dal contratto entro due mesi dal giorno in cui è stata fatta la comunicazione. La dichiarazione di recesso dal contratto ha effetto dopo un mese”.

[3] Art. 1898 “Il contraente ha l’obbligo di dare immediato avviso all’assicuratore dei mutamenti che aggravano il rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto dall’assicuratore al momento della conclusione del contratto, l’assicuratore non avrebbe consentito l’assicurazione o l’avrebbe consentita per un premio più elevato. L’assicuratore può recedere dal contratto, dandone comunicazione per iscritto all’assicurato entro un mese dal giorno in cui ha ricevuto l’avviso o ha avuto in altro modo conoscenza dell’aggravamento del rischio. Il recesso dell’assicuratore ha effetto immediato se l’aggravamento è tale che l’assicuratore non avrebbe consentito l’assicurazione; ha effetto dopo quindici giorni, se l’aggravamento del rischio è tale che per l’assicurazione sarebbe stato richiesto un premio maggiore. Spettano all’assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui è comunicata la dichiarazione di recesso. Se il sinistro si verifica prima che siano trascorsi i termini per la comunicazione e per l’efficacia del recesso, l’assicuratore non risponde qualora l’aggravamento del rischio sia tale che egli non avrebbe consentito l’assicurazione se il nuovo stato di cose fosse esistito al momento del contratto; altrimenti la somma dovuta è ridotta, tenuto conto del rapporto tra il premio stabilito nel contratto e quello che sarebbe stato fissato se il maggiore rischio fosse esistito al tempo del contratto stesso”.

[4]  Cassazione civile, sez. III, n. 2715 del 02.02.2017.

 

[5] La precisazione si rende necessaria dal momento che la legge (art. 1898 c.c.) non prevede che, in caso di aggravamento del rischio, il contratto possa proseguire con un aumento del premio (salva una specifica pattuizione in tal senso adottata dalle parti), ma soltanto che l’assicuratore possa accettare la continuazione del contratto a premio invariato oppure recedere dal contratto. Al contrario, in caso di diminuzione del rischio (art. 1897 c.c.), l’assicuratore può scegliere se accettare una riduzione del premio o recedere dal contratto.

 

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