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01/11/2015
Diritto dei Trasporti Marittimi, Aerei, Terrestri

Novembre – Dicembre 2015 – Contributi dagli uffici NCTM nel mondo

Approvato il piano di aiuti di 270 milioni di euro per il porto di Calais

La Commissione Europea ha ritenuto il piano di finanziamento pubblico di 270 milioni di Euro per la costruzione di un nuovo terminal presso il porto di Calais – dedicato ai traffici nel canale della Manica – in linea con le linee direttive europee in materia di aiuti di stato. Il Commissario europeo alla Concorrenza, Vestager, ha ben accolto tale decisione: «è un buon esempio di come gli Stati membri possano aumentare gli investimenti in infrastrutture senza danneggiare la concorrenza nel mercato unico. Questo progetto francese ha attratto finanziamenti privati necessari per il completamento di un progetto che non si sarebbe potuto avviare senza questa cooperazione. Inoltre, si tratta di un progetto trans-europeo che contribuirà a migliorare il flusso dei collegamenti attraverso la Manica e rafforzerà gli scambi commerciali tra il Regno Unito, l’Irlanda e l’Europa continentale».

La Francia ha condotto un’approfondita analisi finanziaria del progetto, che dimostra che gli introiti incamerabili in un periodo di 50 anni da una società terminalista per la gestione della nuova infrastruttura sarebbero insufficienti a coprire i costi dell’investimento.

Pertanto, il progetto non avrebbe potuto essere realizzato senza finanziamenti pubblici.

Risarcimento dei danni per i passeggeri di voli aerei

La legislazione europea prevede, a carico dei vettori aerei e in caso di cancellazione del volo, l’obbligo di approntare adeguate misure di assistenza nei confronti dei passeggeri e di corrispondere loro un risarcimento (tra i 250 Euro e i 600 Euro, secondo la lunghezza della tratta). In ogni caso, il vettore non è tenuto a risarcire quando possa provare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze straordinarie non altrimenti evitabili dal vettore benché il medesimo abbia preso tutte le necessarie misure in tal senso.

Nel caso che qui interessa, il volo partito da Quito (Ecuador) è atterrato ad Amsterdam con 29 ore di ritardo. Il vettore, KLM, ha dichiarato che non vi sono state mancanze nell’attività di manutenzione, che le diverse parti del velivolo erano nella loro normale «durata di vita» e che, pertanto, tale ritardo non poteva essere in alcun modo previsto.

La Corte ha rigettato le argomentazioni difensive di KLM.

Avarie come quella occorsa al velivolo debbono essere considerate all’interno della normale gestione dell’aeromobile e, quindi, non possono essere considerate circostanze eccezionali.

Maggior liberalizzazione dei servizi ferroviari

A partire dal 2020, alle imprese ferroviarie dell’UE sarà consentito offrire servizi ferroviari in altri Stati membri dell’Unione. L’approvazione della proposta della Commissione circa l’adozione del quarto pacchetto ferroviario a partire dal 2013 è pervenuta nel mese di ottobre di quest’anno.

Alcuni Stati membri, come la Svezia e la Gran Bretagna hanno già aperto i loro «mercati», mentre altri, come la Germania, l’Austria, l’Italia, la Repubblica Ceca e Paesi Bassi hanno per ora provveduto ad un’apertura in misura limitata. L’Italia, ad esempio permette la concorrenza sul mercato dei treni ad alta velocità, ma non in relazione al trasporto ordinario su binari.

Le nuove regole sono state introdotte per garantire che gli operatori ferroviari e i fornitori di servizi ferroviari siano entità economiche separate; queste possono essere parte di una holding sempre che non vi siano flussi finanziari tra le diverse entità.

Gli Stati membri hanno ottenuto il diritto di limitare appalti pubblici ove, per motivi geografici, possa esservi offerta limitata o potrebbe non essere possibile garantire un servizio adeguato.

Aiuti di stato in materia fiscale

La Commissione europea ha aperto un’inchiesta in merito al pagamento delle tasse di trasporto aereo relative al trasferimento ed al transito  di passeggeri in Irlanda.

Si tratta di lotta in corso da lungo tempo tra Ryanair e Aer Lingus riguardo agli accordi che consentono, ai passeggeri in transito e in trasferimento, di essere esentati dall’obbligo di pagare la tassa aeroportuale ove la partenza costituisca parte di un unico viaggio prenotato come “biglietto cumulativo”.

Ryanair sostiene che questi accordi siano contrari agli interessi dei propri passeggeri in transito, poiché, tecnicamente, una prenotazione con uno scalo, per Ryanair consta di due prenotazioni separate e non vi è alcun impegno da parte della compagnia aerea di garantire al passeggero il secondo volo.

La domanda è: gli accordi sono progettati in modo tale che il passeggero non debba pagare due volte la tassa aeroportuale nel caso in cui il volo prenotato effettui uno scalo o si tratta di un sistema fiscale progettato per favorire Aer Lingus, permettendo alla compagnia di non far pagare doppiamente l’imposta per i viaggi prenotati attraverso quest’ultima?

 

Piangere sul latte versato

La Commissione europea, il 24 settembre 2015, ha reso pubblica una dichiarazione in cui invita tutti gli Stati membri ad assicurarsi che gli standard dettati dalla normativa europea in materia di inquinamento provocato dalle emissioni di scarico delle auto, vengano rispettate.

“Il nostro messaggio è chiaro”, ha dichiarato il Commissario Bienkowski.

Nessuna tolleranza in caso di violazione.

Un nuovo test RDE (Real Driving Emission) ovverosia sulle “reali emissioni di guida”, sarà introdotto entro il 2016. Peccato che gli standard europei non siano ancora altrettanto severi di quelli statunitensi.

La Catalogna diventerà un nuovo stato membro prima della Scozia?

I Separatisti catalani hanno vinto con una netta maggioranza le elezioni del 27 di settembre, sollevando interrogativi sull’appartenenza, in futuro, della Catalogna alla Spagna.

La legge spagnola non consente che l’indipendenza venga decisa attraverso il diritto di voto ma i catalani hanno detto che andranno avanti comunque.

Non ci sono elementi che facciano pensare che la Catalogna vorrebbe lasciare l’Unione Europea.

In quel caso i separatisti catalani dovrebbero ridiscutere lo status della Catalogna.

Si è molto parlato di ciò che la Scozia avrebbe fatto se il referendum per l’indipendenza dal Regno Unito avesse avuto esito positivo ed è stato generalmente riconosciuto che rinegoziare l’adesione all’Unione Europea non sarebbe proceduralmente o legalmente semplice.

Ma la Scozia non ha votato a favore dell’indipendenza.

Ora è la Catalogna a dover fare da banco di prova per la gestione di queste situazioni.

La Cina è un’economia di mercato?

E’ iniziato a Bruxelles il dibattito riguardante il fatto che la Cina sia un’economia di mercato e, nel caso in cui non possa essere considerata tale, se l’UE debba conferirle tale status comunque.

La Cina afferma il proprio diritto ad essere considerata un’economia di mercato.

Altri mettono in discussione la lettura che la Cina fornisce della normativa posta in essere dalla OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) e sostengono che la Cina dovrebbe dare prova di essere un’economia di mercato, cosa che non può fare.

Si sostiene, infatti, che i piani quinquennali mostrano che la Cina è ancora un’economia di mercato “socialista”, amministrata dallo Stato e dal partito comunista.

La Commissione europea, entro Natale, deve decidere se proporre un emendamento alla normativa che accorda alla Cina lo status di economia di mercato.

Perché è importante questo dibattito?

Un cambiamento di status della Cina significherebbe una maggior difficoltà in capo all’UE, nell’introduzione di misure di difesa contro le pratiche commerciali sleali.

La Cina ha attuato distorsioni in un numero rilevante di mercati attraverso i suoi piani quinquennali e sta minando lo sviluppo delle industrie europee.

Ad esempio, può vendere candele nell’UE ad un prezzo inferiore del costo delle materie prime necessarie per realizzarle.

Ha, inoltre, sviluppato un’industria siderurgica per il doppio della domanda interna.

Lo stato dell’unione

All’inizio di settembre il presidente della Commissione, Juncker, ha fatto il suo primo discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento europeo.

Ha detto che non è un buon momento per il business, come al solito.

Ha detto che è il momento di parlare con franchezza delle grandi questioni con le quali l’Unione deve confrontarsi.

Il tema del suo discorso è stato: “Non c’è abbastanza Europa in questa Unione. E non c’è abbastanza Unione in questa Unione”.

E più tardi: “Abbiamo bisogno di più Unione nella nostra Europa”.

Ha parlato di migrazione e di un nuovo inizio per la Grecia.

Riguardo alla Grecia, ha detto che la crisi non è finita. E ‘stata appena messa in pausa.

Ha parlato di una migliore proiezione del Euro nel mondo e della necessità di fare una migliore offerta alla Gran Bretagna affinché rimanga nell’Unione.

Sono un europeo convinto e credo che l’Unione che abbiamo è il massimo che potevamo ottenere nelle condizioni in cui quest’ultima è nata.

Naturalmente potrebbe essere migliore.

Ma per essere migliori abbiamo bisogno di strategie e politiche chiare.

Vaghe dichiarazioni che, ad un’analisi più approfondita, non sembrano dire molto, non ci porteranno da nessuna parte.

La Corte di Giustizia mostra i denti

La Corte suprema dell’Unione europea, nota come Corte di Giustizia, e stabilita in Lussemburgo, all’inizio di ottobre ha statuito che la normativa che tutela la condivisione delle informazioni tra l’UE e gli USA, nota come Decisione “Safe Harbour” non protegge la privacy.

La causa di provenienza è stata radicata in Irlanda, dove Facebook ha la sua sede europea. Uno studente austriaco, Maximillian Schrems, ha sostenuto che quando Facebook ha trasferito le sue informazioni negli Stati Uniti per il trattamento dei dati ha permesso che queste fossero utilizzate dall’ Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti in violazione dei suoi diritti quali previsti e garantiti dalla Direttiva UE sulla protezione dei dati.

Ha presentato reclamo all’Agenzia irlandese per la protezione dei dati personali, che ha respinto il suo reclamo.

Si è, poi, rivolto ai tribunali irlandesi.

L’Alta Corte irlandese ha, quindi, richiesto un parere consultivo della Corte di Giustizia sulla corretta interpretazione della Direttiva sulla protezione dei dati.

In sostanza, la Corte ha affermato che le regole di protezione delle informazioni negli Stati Uniti non sono state sufficientemente forti da garantire che i diritti del Signor Schrems, quali garantiti dalla Direttiva sulla protezione dei dati, fossero stati efficacemente protetti.

Spetta ora alle autorità irlandesi decidere se il trasferimento dei dati da parte di Facebook negli Stati Uniti debba essere sospeso a ragione del fatto che gli Stati Uniti non hanno un adeguato livello di protezione dei dati personali.

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