Automotive, Rail, Aviation

L’industry automotive, rail ed aviation è caratterizzata dalla necessità, da un lato, di una spiccata multidisciplinarità e, dall’altro, di specifiche competenze ed elevata specializzazione.

Nctm offre la propria consolidata esperienza a società italiane ed estere attive nella produzione e vendita di veicoli, motoveicoli e parti di ricambio nonché a società italiane ed estere attive nella produzione di treni e nella fornitura di servizi di trasporto aereo e ferroviario.
Lo Studio svolge il ruolo di supporto ai clienti nell’ambito di consolidati rapporti di natura continuativa per la predisposizione della contrattualistica di settore, per l’adeguamento alla vigente normativa, per gli aspetti regolamentari e per la gestione dei contenziosi.

Questi i principali servizi offerti dallo Studio:

  • assistenza nella predisposizione e/o revisione dei contratti di importazione e distribuzione;
  • assistenza nella predisposizione e/o revisione dei contratti di fornitura;
  • assistenza nella predisposizione e/o revisione di contratti di licenza e merchandising;
  • assistenza nella predisposizione e/o revisione di contratti di trasporto;
  • assistenza nella predisposizione e/o revisione di contratti di handling;
  • assistenza nell’ambito di controversie giudiziarie o arbitrali;
  • rapporti con le Autorità di Vigilanza nazionali e comunitarie;
  • normative regolamentare, compliance e procedimenti autorizzativi.
  • Articoli
  • Newsletter
11/01/2016

Il Regolamento per l’esecuzione del Codice della navigazione[1] statuisce all’art. 17, comma 1 che «il concessionario deve garantire l’osservanza, degli obblighi assunti con l’atto di concessione mediante cauzione, il cui ammontare è determinato in relazione al contenuto, all’entità della concessione e al numero di rate del canone il cui omesso pagamento importa la decadenza della concessione a norma dell’articolo 47 lett. d) del codice»

Tale cauzione, come previsto dalla norma, in nessun caso potrà avere un importo «inferiore a due annualità del canone»[2].

Dall’analisi della disposizione pare che la cauzione venga prestata per garantire gli obblighi assunti con l’atto di concessione e, in modo particolare, per garantire l’obbligo di pagamento del canone.

Con l’approvazione della legge n° 84/1994 la disciplina delle concessioni demaniali è stata integrata.

La Legge portuale prevede, infatti, all’articolo 18, comma 6 che «ai fini del rilascio della concessione di cui al comma 1 è richiesto che i destinatari dell’atto concessorio:

presentino, all’atto della domanda, un programma di attività, assistito da idonee garanzie, anche di tipo fideiussorio, volto all’incremento dei traffici e alla produttività del porto; […]».

Quindi, dopo il 1994 per ottenere una concessione bisogna presentare insieme alla domanda un programma di attività, nel quale dovrà essere previsto l’incremento dei traffici e della produttività del porto che il terminalista si impegna ad ottenere. Tale programma dovrà essere, come dice la stessa norma, «assistito da idonee garanzie, anche di tipo fideiussorio».

Da qui, nasce spontaneo un dubbio: la garanzia adesso non copre soltanto il pagamento del canone, ma è anche volta a coprire l’eventuale mancato incremento dei traffici?

Cosa succede, quando un terminalista non riesce a rispettare quanto previsto dal proprio programma di attività oppure non effettua tutti gli investimenti ivi previsti?

Dovrà rispondere del mancato adempimento delle obbligazioni con la cauzione o la fideiussione?

Se le risposte a tutte le summenzionate domande fossero «si», si porrebbe il problema della quantificazione del quantum da cauzionarsi ed eventualmente da detrarsi dalla garanzia prestata.

Non constando precedenti si deve lavorare di fantasia. Si dovrebbe dunque quantificare l’eventuale danno arrecato all’Autorità Portuale dall’inadempimento degli obblighi di traffico previsti nel programma di attività del Concessionario. Tale esercizio risulta piuttosto difficile, in quanto non vi sono norme che prevedano una formula per la determinazione del danno in questi termini.

 

Infatti, non si comprende come si dovrebbe calcolare tale danno. Si devono calcolare le mancate entrate: tassa di ancoraggio, tassa portuale, dazi doganali, ecc.?

Si è in grado di stabilire l’esatto ammontare di tali mancate entrate? Tale calcolo, infatti, risulta quasi impossibile considerando che manca quantomeno un dato fondamentale: quante navi si devono considerare nel calcolo? Che tipo di merce sarebbe transitata per il terminal?

Non avendo dei dati certi sul danno per cui dovrebbe rispondere il terminalista, ci verremo a trovare davanti ad una fideiussione omnibus, in quanto non sarebbe possibile prevedere un importo massimo garantito.

Come ormai assodato dalla giurisprudenza, tali garanzie non possono che considerarsi nulle[3].

Infine, ci si deve chiedere se sia giusto che il terminalista risponda di tutti questi obblighi senza avere alcuna limitazione della propria responsabilità.

Dobbiamo quindi dedurre che non potendosi il terminalista gravare di obblighi illimitati, le cauzioni richieste non possano o meglio non debbano essere riferite agli obbiettivi di traffico proposti nel programma di attività?

La risposta, nell’attuale ordinamento portuale, è senz’altro si.

 

 

[1] D.P.R. n. 328 del 15 febbraio 1952

[2] D.P.R. n. 328/1952, art. 17, c. 4

[3] Cass. Civ. Sez. I, 9 febbraio 2007, n. 2871

Cause di ineleggibilità e decadenza del sindaco professionista in uno studio associato
Ai sensi dell’art. 2399, lett. c), c.c. è ineleggibile, e se eletto decade dall’ufficio, il sindaco che intrattiene con la società o sue controllate rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza. Ci si interroga se il caso in cui il sindaco sia parte di uno studio associato che presta attività di consulenza alla medesima società integri l’ipotesi prevista dalla legge. Sebbene il quesito sia risolto tendenzialmente in senso affermativo, permangono tuttavia dubbi circa i criteri adottati dalla Corte di Cassazione al fine di determinare i casi in cui, concretamente, l’indipendenza del sindaco possa dirsi compromessa.

La portata della delega gestoria nelle s.r.l.: contenuto e limiti
La Suprema Corte, con sentenza n. 25085 del 7 dicembre 2016, ha riconosciuto la legittimità di una delega di gestione di carattere generale, da parte del consiglio di amministrazione a favore di singoli consiglieri delegati con esercizio disgiunto dei poteri, nella misura in cui la stessa non sia diretta ad escludere l’esercizio di un concorrente potere di gestione da parte dell’organo collegiale amministrativo.

Trattamento di dati per finalità di marketing: la tutela delle persone giuridiche
Il Garante per la Protezione dei Dati Personali, con provvedimento n. 4 del 12 gennaio 2017, ha precisato la disciplina relativa al trattamento di dati personali per finalità di marketing, dichiarando illegittimo sia  il trattamento di dati raccolti per il tramite di moduli presenti all’interno dei siti internet delle società sia il trattamento di dati (i.e. le utenze telefoniche) autonomamente reperiti sul web.

La responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. n. 231/2001 all’interno dei gruppi di imprese
È ammissibile una responsabilità, ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001, della società capogruppo per reati commessi nell’ambito delle attività svolte dalle società da essa controllate a condizione che a) il soggetto che agisce per conto della holding concorra con il soggetto che commette il reato per  conto  della persona giuridica controllata; e che b) possa ritenersi che la holding abbia ricevuto un concreto vantaggio o perseguito un effettivo interesse a mezzo del reato commesso nell’ambito dell’attività svolta dalla società controllata.

Considerazioni in merito alla rinunciabilità dell’effetto risolutorio della diffida ad adempiere
La sentenza della Corte di Cassazione, sez. II, n. 4205 del 3 marzo 2016 offre l’opportunità per dare brevemente conto delle diverse posizioni di giurisprudenza e dottrina in materia di rinunciabilità dell’effetto risolutorio della diffida ad adempiere.

La responsabilità degli amministratori non operativi e il dovere di agire in modo informato
La responsabilità degli amministratori privi di deleghe operative, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione Civile, Sez. I, 31 agosto 2016, n. 17441 in commento, non può discendere da una generica condotta di omessa vigilanza – tale da essere identificata nei fatti come una responsabilità oggettiva – ma deve essere ricondotta alla violazione del dovere di agire informati, sia sulla base delle informazioni che devono essere rilasciate da parte degli amministratori operativi, sia sulla base delle informazioni che gli amministratori non operativi possono acquisire di propria iniziativa. L’individuazione dei presupposti della responsabilità degli amministratori deleganti si inquadra, pertanto, in un discorso che valorizza la differenziazione dei doveri imposti agli amministratori delegati e quelli tipici degli amministratori non esecutivi.

 

Patti parasociali di rinuncia preventiva all’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori
Con sentenza 28 settembre 2015, n. 19193, la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Roma, nell’affrontare il tema della rinuncia pattizia all’azione di responsabilità verso gli amministratori di una società, ha affermato la validità delle clausole dei patti parasociali, con le quali i soci “entranti” si impegnano a non esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori “uscenti” o comunque a non votare favorevolmente in assemblea.

La Suprema Corte cambia orientamento: invalido il contratto bancario e finanziario firmato dal solo cliente
La Suprema Corte torna sulla questione della validità dei contratti c.d. monofirma, ossia della copia del contratti bancari e finanziari conservati negli archivi della banca recanti la sola sottoscrizione del cliente e privi invece della firma dell’istituto di credito, affermando che detti contratti sono nulli e, come tali, inopponibili al correntista.

Acquisto di quote di s.n.c.: l’errore sul valore della partecipazione può essere fondatamente dedotto come errore essenziale?
Il Tribunale di Milano ha affermato che di regola – anche con riferimento alle compravendite di quote di s.n.c. – l’accoglimento della domanda di annullamento del contratto per errore essenziale non può prescindere dall’esistenza nel contratto di una esplicita garanzia circa il valore del patrimonio e la qualità dei beni della società (garanzia che nella concreta fattispecie, a giudizio del Tribunale, mancava). 

Le nuova disciplina del giudizio davanti alla Corte di cassazione (D.L. 168/2016, convertito dalla L. 197/2016)
Con un nuovo intervento di fine estate, il legislatore è intervenuto ancora una volta in via d’urgenza sulla disciplina del codice di procedura civile, in particolare sulla disciplina del giudizio davanti alla Corte di cassazione: il 31 agosto 2016 è stato infatti pubblicato il decreto legge 168/2016, recante “Misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione e per l’efficienza degli uffici giudiziari” (“D.L. 168/2016”).

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla qualificazione e l’impugnazione del lodo non definitivo e del lodo parziale
Lodo che decide parzialmente il merito della controversia, immediatamente impugnabile a norma dell’art. 827 c.p.c., comma 3, è sia quello di condanna generica ex art. 278 c.p.c. sia quello che decide una o alcune delle domande proposte senza definire l’intero giudizio, non essendo immediatamente impugnabili i lodi che decidono questioni pregiudiziali o preliminari.

Europe Must Go On 

The 60th anniversary of the Treaty of Rome sees the EU much changed from its early origins. We have moved from an economic community to a Union based on civil and human rights and the values common to the peoples of Europe. It has been, and is, a great success.

However it is clear that the Union is not without its troubles on this important anniversary. The Brexit negotiations are about to start. There are nationalist and decentralizing tendencies in many Member States and important elections in Germany and France. There are real problems of immigration and the absence of, or the uneven distribution of, economic growth.

These problems should not daunt us. Our fathers in the integration process faced greater problems. They sought to make peace and to make an institution to guarantee peace from the ashes of the most destructive of European wars.

What we must do is face up to our problems and resolve them. We have great shoulders to stand on. We have been given the evolving EU treaties, the Single Market, a strong Court of Justice in Luxembourg, good competition law, the rights of citizens, in other words a strong legal framework.

This is no time for faintheartedness. We must move on with courage and ensure that the Union is with us for more than another 60 years.

 

In questo numero, analizziamo una pronuncia del Consiglio di Stato secondo la quale non sarebbe necessaria la pubblicazione sulla Gazzetta UE dell’istanza di proroga di una concessione portuale. I terzi eventualmente interessati a presentare offerte concorrenti sarebbero garantiti, infatti, dalla possibilità di potersi preventivamente informare circa la scadenza della concessione e dalla istruttoria della Autorità Portuale (oggi Autorità di Sistema Portuale), che dovrà rispettare il principio dell’affidamento al soggetto che offre le «maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione».

Approfondiamo poi le differenze nel diritto italiano tra un contratto di trasporto e un contratto di appalto avente ad oggetto l’esecuzione di trasporti. È importante qualificare correttamente il tipo di rapporto e qui spieghiamo il perché.

Passiamo, poi, ad esaminare due recenti sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali. La prima decisione riguarda le possibili modalità di assentimento delle concessioni demaniali marittime. La seconda statuisce l’applicabilità del Codice dei Contratti Pubblici anche alla gestione degli interporti con le inevitabili conseguenze che brevemente ricordiamo.

Alla luce della prossima entrata in vigore della Convenzione IMO per il controllo e la gestione delle acque di zavorra, esaminiamo le prevedibili ripercussioni per il settore armatoriale. Uno dei problemi più rilevanti consiste nel fatto che, ad oggi, mancano chiare indicazioni di come rendere le navi compliant rispetto alla nuova normativa. Vi sono, poi, Stati che hanno normative più stringenti rispetto alla Convenzione IMO. Il rischio è quindi quello di investire in apparecchiature che potrebbero non essere ritenute idonee.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ci consente di fare un breve punto sul tema del mancato pagamento di un premio assicurativo e la conseguente sospensione della garanzia. La Suprema Corte, in particolare, afferma la sussistenza della copertura assicurativa qualora il sinistro si verifichi entro il «periodo di tolleranza», a prescindere dal pagamento della successiva rata di premio.

In materia aeroportuale, la Suprema Corte ha aperto le porte alla possibile configurazione di nuovi profili di responsabilità in capo all’ENAC, l’ente che sovraintende alla attività aereoportuale e della navigazione aerea in Italia, nel caso di inadeguata manutenzione della pista che abbia creato danno ad un aeromobile.

Infine, concludiamo con la consueta rassegna delle notizie dal mondo del lavoro marittimo e portuale. La notizia di maggior rilievo è il rinnovo, in Italia, del contratto collettivo nazionale dei dirigenti delle Agenzie Maritime, che ha portato un miglioramento della situazione corrente.

Ringraziamo i nostri colleghi dell’ufficio di Bruxelles per il loro consueto aggiornamento sulle azioni più significative delle istituzioni dell’UE adottate in materia di trasporti e di commercio intenzionale.

Troverete, infine, un primo elenco dei prossimi eventi previsti nelle nostre sedi di Milano e di Roma, oltre al consueto update sulle attività dello Studio nel bimestre passato.

Per la Cassazione non è fattibile il concordato se il piano non specifica le modalità di attuazione
La Corte di Cassazione (n. 4915 del 27 febbraio 2017) ha ribadito che il Tribunale può sindacare la «causa concreta» del concordato preventivo, interpretando in senso estensivo il criterio della assoluta, manifesta inettitudine del piano del debitore a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Spettano ai creditori tutte le risorse generate dalla prosecuzione dell’attività nel concordato con continuità aziendale ?

Il Tribunale di Firenze (2 novembre 2016) ha confermato che il debitore può conservare parte dell’attivo, in un’ottica di favore verso il risanamento dell’impresa ed in deroga ai principi della responsabilità patrimoniale.

Cram down ex art. 182-septies l.fall. se l’accordo è conveniente per la banca rispetto al fallimento

 La recente decisione del Tribunale di Padova (31 dicembre 2016) viene messa a raffronto con i pochi precedenti editi in tema di estensione degli effetti degli accordi di ristrutturazione dei debiti a creditori finanziari non aderenti.

Log in with your credentials

Forgot your details?