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10/09/2020
Diritto Amministrativo, Pubblico Comunitario - Corporate & Commercial

Le “Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Punti principali

Il presente documento ha lo scopo di analizzare i punti principali previsti dalla bozza delle “Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Tale bozza, che il 10 settembre 2020 è stata presentata al governo e successivamente verrà inviata al Parlamento, illustra e definisce le sfide, le missioni, i progetti e le politiche di supporto che il governo intende realizzare con i 209 miliardi del Recovery Fund.

Secondo il documento, nel lungo termine il governo si propone di raddoppiare il tasso di crescita del Pil (dallo 0,8 dell’ultimo decennio alla media europea dell’1,6 per cento) e di aumentare il tasso di occupazione di 10 punti percentuali.

1. Le sfide

Le sfide sono quattro e, segnatamente, di (a) migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia, (b) ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica, (c) supportare la transizione verde e digitale e (d) innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione.

2. Le missioni

Quelli che vengono definiti i “cluster” o missioni di intervento sono, invece: digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde e transizione ecologica; competitività del sistema produttivo, infrastrutture per la mobilità; istruzione e formazione; equità, inclusione sociale e territoriale; salute.

Il documento indica proposte concrete per ciascuno dei settori scelti. In particolare:

  1. Digitalizzazione e innovazione. Alla transazione digitale è stato assegnato un ruolo di primo piano, prevedendo la digitalizzazione di tutti gli apparati dello stato (pubblica amministrazione, istruzione, sanità, fisco, etc.) allo scopo di rendere più efficienti e tempestivi i servizi. L’obiettivo è quello di creare un’identità digitale per ciascun cittadino e ciascuna impresa. In particolare, l’infrastruttura sulla quale camminerà la digitalizzazione sarà potenziata con il completamento della rete nazionale in fibra ottica e con interventi per lo sviluppo delle reti 5G. A tal fine, tutte le aree del Paese saranno interessate senza che siano trascurate le zone con meno prospettive di mercato ovvero i ceti deboli. Sono inoltre previsti interventi finalizzati all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione delle filiere strategiche (settore agroalimentare, industriale e turistico) ed al potenziamento della digitalizzazione del patrimonio culturale, nonché interventi per una digitalizzazione inclusiva per combattere il digital divide.
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica. A tale riguardo, a fronte dell’elevata percentuale di inquinamento dei centri urbani e del grado di tossicità superiore alla media europea delle aree dove vive il 3,3% della popolazione, è stato previsto un ampio programma di investimenti. In particolare, si interverrà sulla decarbonizzazione dei trasporti e mobilità di nuova generazione, sull’adozione di piani urbani per il miglioramento della qualità dell’aria, sul miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici, sulla gestione integrata del ciclo delle acque e sul monitoraggio della qualità delle acque interne e marine ai fini degli interventi di contrasto all’inquinamento, sulla mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici, sulla riconversione della produzione e del trasporto dell’energia in chiave sostenibile, sugli investimenti in economia circolare (rifiuti, fonti rinnovabili, etc.), sul sostegno alla transizione ecologica per l’agricoltura, l’industria e la siderurgia (Taranto), ed infine, sulla valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale
  3. Competitività del sistema produttivo. Tale missione viene prevista al fine di rafforzare la capacità competitiva delle imprese del Paese (seconda manifattura in UE), sostenere le PMI, motore propulsivo del Paese, favorendo processi di fusione patrimonializzazione e cooperazione tra reti di imprese, di incentivare settori e filiere con potenziale di crescita, di migliorare la capacità di attrarre gli investimenti e favorire processi di reshoring, di sostenere l’internazionalizzazione, fattore trainante della crescita economica del Paese tra il 2014 ed il 2019, nonché di riconoscimento il valore del Made in Italy e del patrimonio culturale e paesaggistico come leva di sviluppo. In particolare, gli ambiti di intervento saranno la Transizione X, gli investimenti in ricerca e sviluppo, tecnologie emergenti e trasferimento tecnologico, le politiche per l’attrazione di IDE e a favore del reshoring, il rafforzamento del Patto per l’export e sostegno all’internazionalizzazione delle filiere strategiche (settore agroalimentare, industriale e turistico), il potenziamento degli strumenti finanziari per la maggior competitività delle imprese sui mercati internazionali ed il potenziamento dell’ecosistema digitale per la promozione dell’industria culturale e del turismo.
  4. Infrastrutture per la mobilità. Il documento parla esplicitamente del “completamento dei corridoi TEN-T” di cui fa parte la Torino-Lione. Sono, inoltre, elencanti l’alta velocità ferroviaria per passeggeri e merci e lo sviluppo delle reti autostradali con ponti e viadotti. Infine, sono previsti investimenti nella mobilità urbana sostenibile pubblica e privata, nella realizzazione di Smart districts finalizzati alla intermodalità logistica integrata.
  5. Istruzione formazione e ricerca. Su istruzione e formazione l’obiettivo è avere più capitale umano, a fronte della percentuale dei laureati in Italia pari al 27,6 per cento contro il 40 per cento della media europea. Su questo punto il governo ha intenzione di ricorrere massicciamente al Recovery Fund, prevedendo interventi finalizzati alla digitalizzazione dei processi e degli strumenti di apprendimento, all’adeguamento delle competenze alle esigenze di economia ed agli standard internazionali, alla lotta all’abbandono scolastico, all’attuazione di politiche mirate ad aumentare i laureati, alla riqualificazione, formazione e selezione del personale docente, e, con riferimento alle infrastrutture scolastiche ed universitarie, finalizzati alla riqualificazione o ricostruzione in chiave di efficienza energetica e antisismica, al cablaggio in fibra ottica delle università, al potenziamento delle infrastrutture e-learning e di Lab Tech e innovation ecosystems.
  6. Equità e inclusione sociale e territoriale. Nella consapevolezza che la disuguaglianza in Italia si è fortemente accentuata negli anni successivi alla crisi finanziaria globale, cosi come la povertà assoluta e relativa, prioritaria è la riduzione dei divari di genere e delle forti disparità che permangono a livello territoriale, a partire dal divario persistente tra Nord e Sud. A tale riguardo, gli obiettivi previsti dal programma sono relativi alle politiche attive del lavoro e per l’occupazione giovanile, oltre al Family act, all’attuazione del Piano Sud 2030 e della Strategia Nazionale delle Aree Interne, alla rigenerazione e riqualificazione dei contesti urbani, borghi ed aree interne e ad una particolare formazione per le donne (c.d. “empowerment femminile”).
  7. Salute. Il piano è improntato al potenziamento delle strutture risultate lacunose durante l’epidemia, come le terapie intensive ed alla digitalizzazione della sanità a partire dall’introduzione del fascicolo sanitario elettronico. Uno specifico investimento, secondo le Linee guida, sarà rivolto anche alle cure e all’assistenza a domicilio per superare “le attuali carenze del sistema delle Rsa”.

3. I progetti

Quanto ai progetti che potranno essere presentati in conformità al piano, la bozza richiede espressamente che essi siano pienamente coerenti con gli obiettivi strategici e macro-settoriali del piano, che abbiano un significativo impatto positivo su crescita del PIL potenziale e dell’occupazione, che prevedano costi ed impatti economici, ambientali e sociali essere quantificabili, motivati e ragionevoli, che esplicitino i legami e la coerenza con riforme e politiche di supporto, che indichino la tempistica e le modalità di attuazione, con target intermedi e finali, che identifichino chiaramente il soggetto attuatore e che se integrativi di progetti esistenti, li rafforzino credibilmente.

In particolare, il piano prevede che potranno essere valutati positivamente tutti quei progetti che riguardano principalmente beni pubblici (infrastrutture, educazione e formazione, ricerca e innovazione, salute, ambiente, coesione sociale e territoriale), che siano caratterizzati da (i) rapida attuabilità/cantierabilità, soprattutto nella prima fase del piano, (ii) monitorabilità in termini di traguardi intermedi e finali, nonché del collegamento tra tali realizzazioni e gli obiettivi strategici del piano, (iii) effetti positivi rapidi su numerosi beneficiari, finora scartati per mancanza di fondi, (iv) previsione di forme di partenariato pubblico-privato per l’implementazione e il finanziamento, (v) patto occupazionale, oppure stima affidabile del beneficio occupazionale, (vi) basso consumo di suolo e utilizzo efficiente e sostenibile di risorse naturali, e (vii) contributo al raggiungimento di LEP (art. 117 Cost).

4. Le politiche di supporto

Il documento si estende anche a quelle che vengono definite “politiche di supporto”. Si insiste sugli investimenti pubblici che dovranno arrivare “ampiamente sopra il 3 per cento del Pil” e sulla “revisione delle concessioni” per migliorare “qualità dei servizi, costi e investimenti. Notevolmente rilevante anche l’attenzione rivolta al il settore ricerca e sviluppo (R&S), nella consapevolezza che la spesa per R&S dell’Italia (1,35% del PIL nel 2017) è inferiore alla media UE (2,06% del PIL) e ancor più alla Germania (3,0% del PIL). L’obiettivo minimo del programma sarà, quindi, di raggiungere come minimo la media UE entro la fine del programma e poi mantenere o accrescere quel livello negli anni successivi, portandosi a livelli più simili a quelli tedeschi. A tal fine, le principali iniziative del programma saranno quelle relative all’incremento delle risorse per R&S nel settore pubblico e della ricerca universitaria, al finanziamento ed alla partecipazione agli IPCEI europei, alla revisione degli incentivi esistenti per potenziare il sostegno a R&S delle imprese, nonché alla promozione della partecipazione delle imprese a hub tecnologici internazionali.

Tra le politiche di supporto vi è anche la riforma del fisco, da intendersi quale “riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro, tramite riforma Irpef in chiave progressiva”. Si prospetta la revisione dei sussidi “con particolare attenzione a quelli dannosi per l’ambiente”. Seguono la semplificazione fiscale, il contrasto all’evasione e l’implementazione delle banche dati. Oltre a giustizia e pubblica amministrazione è importante la riforma del mercato del lavoro: l’obiettivo è di “tutelare i lavoratori vulnerabili, garantendo salari dignitosi”. Inoltre si sottolinea l’esigenza di aumentare l’occupazione e di aumentare gli incentivi fiscali al welfare contrattuale.

 

Il contenuto di questo elaborato ha valore meramente informativo e non costituisce, né può essere interpretato, quale parere professionale sugli argomenti in oggetto. Per ulteriori informazioni si prega di contattare Marco Cappa e Claudia Colamonaco.

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