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21/07/2020
Diritto del Mercato dei Capitali

Semplificazioni in tema di aumenti di capitale

1. Premessa

Nell’ambito delle modifiche del diritto societario volte ad assistere le imprese nell’affrontare la difficile congiuntura economica dovuta alla pandemia del virus COVID-19, al fine di favorire la spedita deliberazione ed esecuzione di operazioni di aumento di capitale, il legislatore, con l’art. 44 del decreto legge n. 76 del 16 luglio 2020 (“Decreto Semplificazioni”), ha apportato alcune modifiche volte ad agevolare la raccolta di capitale di rischio e i conferimenti in natura.

2. Affievolimento delle maggioranze rafforzate sino al 30 aprile 2021

In primo luogo, il predetto art. 44 del Decreto Semplificazioni ha previsto alcune disposizioni volte a disattivare, esclusivamente sino al 30 aprile 2021, il quorum deliberativo rafforzato di almeno due terzi del capitale rappresentato in assemblea richiesta rispettivamente: (i) dall’art. 2368, co 2., secondo periodo, cod. civ. per l’assemblea straordinaria in prima convocazione (il quale trova applicazione [1] soltanto nei confronti società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio [2]); (ii) dall’art. 2369, co 3, cod. civ. per l’assemblea straordinaria in seconda convocazione [3] (il quale trova applicazione a tutte le società per azioni); e (iii) dall’art. 2369, co 7, cod. civ. per le assemblee straordinarie successive alla seconda convocazione [4] (il quale trova applicazione anch’esso soltanto nei confronti delle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio [5]).

Tale disciplina di favore trova applicazione rispetto alle deliberazioni aventi ad oggetto: (i) gli aumenti del capitale sociale con nuovi conferimenti ai sensi degli artt. 2440 e 2441 cod. civ.; (ii) l’introduzione nello statuto sociale della clausola che consente di escludere il diritto di opzione ai sensi dell’articolo 2441, co. 4, secondo periodo, cod. civ. (v. infra § 3); (iii) l’attribuzione agli amministratori della facoltà di aumentare il capitale sociale, ai sensi dell’art. 2443 del cod. civ..

Pertanto, nei predetti casi la deliberazione sarà validamente assunta con il voto favorevole della maggioranza del capitale rappresentato in assemblea, anche qualora lo statuto preveda maggioranze più elevate, ferma la presenza in assemblea di almeno il 50% + una azione.

3. Aumenti di capitale in opzione

Nel modificare la disciplina relativa all’offerta in opzione di cui all’art. 2441, co. 2, 3 e 4, cod. civ., il legislatore, in parte ha introdotto modifiche di portata generale, in parte ha regolato specifici profili per le società quotate in mercati regolamentati (v. MTA) affiancando alle stesse gli emittenti con azioni negoziate su MTF (si pensi, in particolare, all’AIM Italia).

Alla prima categoria di modifiche (ossia di portata generale) appartiene quella al termine di esercizio dell’opzione. Il comma 2 del nuovo art. 2441, cod. civ., infatti, sancisce che per l’esercizio del diritto di opzione deve essere concesso un termine non inferiore a 14 giorni dalla pubblicazione dell’offerta sul sito internet della società o, in mancanza, dall’iscrizione nel registro delle imprese dell’offerta in opzione.

Passando alla seconda categoria di modifiche, il comma 3 lascia intatta la previsione del diritto di prelazione in capo ai soci che esercitino l’opzione, purché ne facciano contestuale richiesta (con dichiarazioni contestuali per evitare contestazioni).

Per gli emittenti le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati o negoziate in sistemi multilaterali di negoziazione è prevista l’ulteriore facoltà di prevedere che il diritto di prelazione sulle azioni (o le obbligazioni convertibili) non optate debba essere esercitato contestualmente all’esercizio del diritto di opzione, indicando il numero massimo di azioni sottoscritte, così da accelerare la procedura di allocazione dell’eventuale inoptato [6].

4. Aumenti di capitale riservati nel limite del 10%

Al comma 4 del medesimo articolo 2441, cod. civ., il legislatore ha previsto che, così come per le società quotate su MTA, anche per le società le cui azioni sono negoziate su AIM Italia, nell’ambito di aumenti del capitale sociale, il diritto di opzione potrà essere escluso dallo statuto nei limiti del 10% del capitale sociale preesistente, o, in mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, nei limiti del 10% del numero delle azioni preesistenti, a condizione che il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni e ciò sia confermato in apposita relazione da un revisore legale o da una società di revisione legale.

Così come disposto dall’art. 2441, comma 6, cod. civ., per gli aumenti con esclusione del diritto di opzione ivi previsti, è fatto obbligo agli amministratori di motivare le ragioni dell’esclusione o della limitazione del diritto di opzione in apposita relazione da depositarsi presso la sede sociale e pubblicata sul sito internet entro il termine della convocazione dell’assemblea.

Il riferimento al valore di mercato delle azioni per le società negoziate su MTF come AIM Italia, quale parametro per la determinazione del prezzo di collocamento delle azioni in caso di aumento del capitale sociale con esclusione del diritto di opzione, non potrà che agevolare le emissioni il cui valore potrà essere definito con un criterio di pronto utilizzo e già ben conosciuto dalla prassi.

5. Aumenti di capitale riservati nel limite del 20%

Infine, in via transitoria, il legislatore ha previsto che sino alla data del 30 aprile 2021 le società le cui azioni sono negoziate in sistemi multilaterali di negoziazione o quotate su mercati regolamentati potranno deliberare aumenti del capitale sociale, ai sensi dell’art. 2441, co. 4, ultima frase, cod. civ. (e quindi utilizzando il valore di mercato delle azioni), anche in mancanza di espressa previsione statutaria, nei limiti del 20% (soglia raddoppiata per il periodo emergenziale) del capitale sociale preesistente ovvero, in caso di mancata indicazione del valore nominale, nei limiti del 20% del numero delle azioni preesistenti, alle condizioni previste dalla norma medesima [7].

 

Il contenuto di questo articolo ha valore solo informativo e non costituisce un parere professionale. Per ulteriori informazioni contattare Lukas Plattner.

 

 

[1] Si ricorda che l’art. 2368, co. 2, secondo periodo, cod. civ. prevede che nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’assemblea straordinaria è regolarmente costituita quando è rappresentata almeno la metà del capitale sociale o la maggiore percentuale prevista dallo statuto e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.
[2] Per tali intendendosi, ai sensi dell’art. 2325-bis cod. civ., le società con azioni quotate su un mercato regolamentato e gli emittenti strumenti finanziari diffusi fra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’art. 2-bis del Regolamento emittenti Consob adottato con delibera n. 11971/1999 (il quale definisce gli emittenti diffusi come gli emittenti italiani: a) nella cui compagine azionaria siano presenti azionisti diversi dai soci di controllo in numero superiore a 500 i quali detengano complessivamente una percentuale di capitale sociale almeno pari al 5%; e b) che non siano in possesso dei requisiti per redigere il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435-bis, primo comma, cod. civ.).
[3] Ai sensi dell’art. 2369, co. 7, cod. civ., in seconda convocazione l’assemblea ordinaria delibera sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati in prima convocazione, qualunque sia la parte di capitale rappresentata, e l’assemblea straordinaria è regolarmente costituita con la partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.
[4] Ai sensi dell’art. 2369, co. 7, cod. civ., nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’assemblea straordinaria è costituita, nelle convocazioni successive alla seconda, quando è rappresentato almeno un quinto del capitale sociale, salvo che lo statuto richieda una quota di capitale più elevata, e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.
[5] V. supra nota n. 2
[6] Segnaliamo che è stato eliminato l’obbligo di offerta (per cinque giorni) sul mercato dell’inoptato per semplificare la raccolta di capitale da parte delle società quotate sul mercato regolamentato.
[7] In tale ipotesi il legislatore ha previsto che i termini di convocazione dell’assemblea siano ridotti della metà.

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