Rassegna Stampa
20/07/2018
il Sole 24 Ore

Enrico Letta: «Asean, tempo di investire»

Non è più un optional, ma è diventata una vera necessità quella di diversificare sempre più l’export rispetto ai tradizionali Paesi-partner avanzati di sbocco, in direzione delle aree che crescono maggiormente e dove le potenzialità inespresse sono più alte: tra queste, spicca la regione Asean, ossia i 10 Paesi del sud-est asiatico (Thailandia, Indonesia, Filippine, Malaysia, Brunei, Vietnam, Cambogia, Laos, Singapore, Myanmar). il cui sviluppo medio annuale intorno al 5-6% l’anno si coniuga a una complessiva stabilità. E’ il messaggio di Enrico Letta, presidente dell’Associazione Italia-Asean, nel commentare le ultime indicazioni sugli sviluppi delle relazioni economiche nei due sensi. Dinamiche che vedono tra l’altro un quasi-azzeramento del deficit commerciale dell’Italia: l’anno scorso il nostro export e’ salito da 7,2 a 7,9 miliardi (+9,7%), contro un import cresciuto dell’1,8% a 8 miliardi. Anche alla luce delle tensioni commerciali innescate dall’America di Donald Trump, insomma, appare imperativo “guardare alle opportunità che offre l’Asia ed in particolare la regione del Sud-est asiatico, che conta quasi 650 milioni di abitanti”. Il trend di incremento dell’interscambio è già evidente, continua l’ex premier Letta, ma «ci sono tutte le condizioni perché possa accelerare, tanto più che l’Asean ancora conta solo per l’1,9% dell’export italiano: pur sempre seconda in Asia dopo la Cina, ma da esplorare in tutte le sue potenzialità».

Tra i settori più interessanti per il nostro sistema produttivo, secondo Letta, c’è anzitutto la meccanica strumentale, in quanto si tratta di Paesi che cercano di salire nella catena del valore e puntano sulla trasformazione delle materie prime. In secondo luogo, il comparto delle infrastrutture sta registrando un forte sviluppo, che può incontrare la tradizione expertise di imprese italiane sui grandi lavori e sprigionare eventuali sinergie con alcuni comparti del made in Italy. Spicca poi il settore dei consumi, nel contesto dell”«espansione di una classe media che vuole certificare il nuovo status socioeconomico acquisito con l’acquisto e la fruizione di beni di importazione, non solo di lusso, come ad esempio l’intero sistema-casa italiano». Letta osserva inoltre che i tre anni di lavoro dell’associazione, congiuntamente a ministeri, Confindustria e altri soggetti, hanno confermato una maggiore consapevolezza anche presso le istituzioni dell’importanza dell’Asean per il sistema-Italia: «E’ un motivo di soddisfazione, che comunque ci rende consapevoli di quanto occorra fare di più».

L’Associazione ha promosso martedì scorso un convegno a Milano intitolato “Crescita e stabilità nei 10 Paesi Asean”, presso la sede dello studio legale Nctm, che opera da circa un decennio nei Paesi dell’Asia-Pacifico (con un ufficio a Shanghai che coordina l’attività nella regione). Secondo l’avv. Paolo Montironi, senior partner di Nctm, «nei 10 Paesi dell’Asean i punti di forza e le opportunità, dal punto di vista delle imprese italiane, superano di gran lunga i rischi e i punti di debolezza. Ma sono ancora troppo poche le nostre aziende che esportano ed operano in quei mercati. Il nostro impegno è quello di accompagnarle, anche sfruttando le opportunità finanziarie che l’Asian Infrastructure Investment Bank e l’Asia Development Bank mettono a disposizione». «I Paesi Asean – aggiunge – rappresentano, per le aziende italiane, un ambiente giuridico sostanzialmente favorevole in cui operare. Alcuni Paesi ex colonie europee, si basano su un modello di Civil Law, gli altri, a maggioranza musulmana, su un modello Muslim Law, ma con assoluta consuetudine alla cd. “lex mercatoria” internazionale. Tutti hanno una base giuridica “codicistica” che offre garanzie nell’applicazione delle norme e nei possibili contenziosi».

 

Tratto da il Sole 24 Ore

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