Rassegna Stampa
16/03/2021
Formiche.net
Corporate & Commercial

Esportare in Canada. Ne parliamo con Paolo Quattrocchi, direttore del Centro Studi Italia-Canada

Paolo Quattrocchi, equity partner di Nctm Studio Legale, specializzato in diritto commerciale e societario, assiste gruppi italiani e stranieri in transazioni internazionali. Dal 2017 ha fondato e dirige il Centro Studi Italia-Canada, un luogo d’incontro fisico e virtuale che sostiene il dialogo e promuove la conoscenza reciproca tra Italia e Canada attraverso l’organizzazione di eventi e attività di studio, analisi e ricerca nei settori dell’economia, della società, della scienza e della cultura.

 

Come viene considerata l’Italia in Canada?

L’Italia gode in Canada di un’ottima reputazione, in particolare nei settori nei quali tradizionalmente eccelle come moda, cibo, arte e cultura. Ma non solo. Da tempo le aziende italiane sono molto apprezzate anche nel settore delle infrastrutture, dell’energia e dei prodotti tecnologici. Ciononostante, gli imprenditori italiani dovrebbero lavorare ancora di più sull’approccio al mercato e sulla delivery dei prodotti. Bisogna tener presente che il Canada è un Paese evoluto e altamente tecnologico che riceve attenzioni da imprese che provengono da tutti i Paesi del mondo e dove la concorrenza – interna ed internazionale – è forte. Prima di presentarsi al mercato canadese, è necessaria, quindi, una seria e adeguata preparazione, farsi accompagnare da un business plan completo, inclusa la pianificazione fiscale, avendo approfondito la conoscenza del Paese, del mercato locale e delle sue regole. Non devono mancare innovatività e competitività. Diversamente, non si verrebbe presi in considerazione. Ma una volta entrati nel mercato, il Canada può dare davvero molto.

 

Il rilancio postpandemico passerà soprattutto attraverso un incremento delle esportazioni del Made in Italy. Quali opportunità, in tal senso, può offrire il Canada agli imprenditori italiani?

La ripresa rappresenterà una grande occasione. Gli imprenditori italiani potrebbero approfittare di questo momento di stasi forzata per valutare e preparare il proprio ingresso nei mercati internazionali. Il Canada, non diversamente da altri Paesi, sta vivendo un forte rallentamento che, tenuto conto dei tassi di crescita avuti fino al 2020, non potrà che essere seguito da un forte rimbalzo. Lo spazio per le aziende italiane è ampio e riguarda tutti i settori nei quali tradizionalmente le nostre aziende già intervengono. Driver della ripresa sarà lo sviluppo sostenibile e, per declinare gli obiettivi delineati a livello internazionale dall’Agenda ONU 2030, sarà necessario coinvolgere tutti i settori: edilizia, infrastrutture, fashion, design, intelligenza artificiale, telemedicina, digitalizzazione, tecnologie avanzate, agritech, energia, in particolare da fonti rinnovabili. Sul punto vorrei segnalare il forte impegno del Governo Federale che ha indotto la Provincia dell’Alberta, dove è concentrata la produzione di energia da fonte fossile, a cambiare modello economico, riconvertendo l’intera economia della Provincia verso un’inattesa quanto complessa transizione verde.

 

Si è molto parlato del CETA, l’accordo di libero scambio tra l’Europa ed il Canada a valere sull’EU-Canada Strategic Partnership Agreement, quali effetti hanno avuto queste politiche sui rapporti commerciali con l’Europa e con l’Italia in particolare?

Malgrado l’accoglienza a dir poco fredda che il CETA ha avuto in Italia, andando a guardare gli effetti dopo oltre tre anni di esecuzione provvisoria, non si può negare che l’interscambio commerciale abbia generato un attivo in continua crescita fino al 2019. Il 2019 si è chiuso infatti con un export dell’Italia di 9,5 miliardi di dollari canadesi, in crescita del +5,2%, anche a fronte di uno sviluppo significativo delle importazioni dal Canada di +4,2% e un valore di 3,2 miliardi di dollari canadesi. Purtroppo, nei primi dieci mesi del 2020, minato dalla crisi pandemica, le esportazioni sono diminuite dell’8% (7,3 miliardi di dollari), comunque una differenza minore rispetto alla caduta delle importazioni dal mondo attestata al 12% e addirittura al 13% dalla UE. Il settore che ha retto meglio alla crisi è stato l’agroalimentare italiano, le cui esportazioni delle preparazioni a base di cereali e di farine sono addirittura cresciute del 27%. Inoltre, è grazie all’accordo CETA che le esportazioni di formaggi italiani hanno registrato un incremento del 18%. Il CETA ha infatti aumentato del 247% il contingente importato esente da dazio doganale e ha aperto la quota ai venditori.

 

Quali altri prodotti hanno visto aumentare l’export verso il Canada?

Oltre all’agroalimentare, non è da sottovalutare l’affermazione negli ultimi anni di un settore di eccellenza made in Italy poco conosciuto: la farmaceutica. I medicinali italiani sono il prodotto più esportato in Canada. Altri prodotti emergenti del nostro export verso il Canada sono gli autoveicoli, i prodotti di ghisa, ferro e acciaio, il rodio greggio, la rubinetteria, i macchinari per imballaggio, gli ingranaggi, le parti di turboreattori per l’industria aeronautica, le turbine a gas, le macchine per la lavorazione della pasta, della carta e del cartone e le macchine per la lavorazione del marmo e della pietra.

 

Tornando all’agrifood italiano, abbiamo notato in Canada un dinamismo anche sul fronte del mercato Merger&Acquisition? Che significato vi attribuisce?

La tradizionale esperienza italiana nel settore food si muove essenzialmente attraverso i grandi gruppi. Dopo l’apertura, già nel 2006, dello stabilimento Ferrero in Ontario, ci sono state operazioni più recenti nel settore grazie a Lavazza e Barilla. Una spia che questo comparto sta lavorando a livello strategico per riorganizzarsi e che c’è fiducia nella risposta del mercato canadese a una penetrazione più incisiva e forte.
Lavazza ha acquisito nel 2017 l’80% del capitale di Kicking Horse (azienda canadese leader nel segmento del caffè). Non è un caso che avvenga dopo anni nei quali il Gruppo ha ottenuto in Canada risultati brillanti, con una crescita a doppie cifre: nel 2019 ha registrato € 2,2 miliardi di ricavi, +18% rispetto al 2018, il 70% dei quali realizzato all’estero. Quanto a Barilla, il Gruppo ha ufficializzato a gennaio 2021 l’acquisizione della storica azienda canadese Catelli Dry Pasta per 165 milioni di dollari canadesi (107 milioni di euro). L’accordo comprende anche i relativi marchi Catelli, Splendor e Lancia e lo stabilimento di Montreal, in Quebec.
Prescindendo per un momento dall’agroalimentare, ricordo che Leonardo, nostra grande eccellenza leader mondiale nel campo della difesa e della sicurezza, si è dotata di una ausiliaria in Canada, espandendo la sua presenza oltreoceano e rafforzando la governance grazie alla nuova filiale di Ottawa.

 

Importanti realtà industriali e commerciali si rivolgono al Centro Studi Italia-Canada per orientarsi in un mercato ed un sistema sociale, seppur nordamericano, molto diverso ad esempio da quello degli USA. Può raccontarci in estrema sintesi in che modo l’approccio del consumatore canadese nei confronti dei beni d’importazione si distingue?

La differenza tra USA e Canada è profonda e si manifesta anche nelle modalità di approccio ai rispettivi mercati, sia per quanto attiene l’atteggiamento che deve assumere l’imprenditore italiano, sia per quanto riguarda, appunto, il comportamento del consumatore locale. Ogni volta che ci relazioniamo con potenziali investitori italiani sottolineiamo che il consumatore canadese è tendenzialmente molto cauto. È interessato e aperto rispetto al prodotto d’importazione, ma è anche molto attento alla qualità e al costo. La differenza tra prodotto locale e d’importazione, fino all’inizio della pandemia, non era in realtà avvertita se non per il binomio qualità-prezzo a cui ho fatto cenno. La pandemia e la necessità di salvaguardare la produzione nazionale che ne è derivata ha sicuramente avuto qualche effetto sul favorire il prodotto locale, ma si tratta di un atteggiamento legato ad una particolare contingenza destinata a scomparire non appena gli effetti della pandemia verranno superati.
Come Centro Studi Italia-Canada stiamo lavorando al massimo per intensificare le relazioni tra i nostri Paesi, sia con la ricerca e l’attività costante di divulgazione sui temi più importanti che ci legano, che con l’organizzazione di eventi, al momento solo a distanza, per aumentare le opportunità di contatto tra operatori e amministratori. Il rapporto tra Italia e Canada riprenderà più forte di prima e gli imprenditori italiani dovranno essere pronti in questo senso.

 

Proprio a questo proposito, lei, vivendo tra l’Italia ed il Canada, ha avuto modo di conoscere a fondo la mentalità canadese, quali suggerimenti darebbe ad un imprenditore o investitore italiano che intendesse operare su quel mercato?
Quali sono i ‘must’ che un investitore italiano deve prendere in considerazione operando sul mercato canadese?

Come sempre accade nei processi di internazionalizzazione è fondamentale studiare il Paese, la mentalità e le regole, soprattutto quelle non scritte. Nel caso del Canada può accadere che si rimanga dalle molte positività, evidenti e di grande impatto sulla quotidianità. Bisogna comprendere che se ci sono tanti indiscutibili fattori validi è innanzitutto perché c’è un sistema che funziona, gestito con rigore: il rispetto delle regole, spesso stringenti e non sempre comprese, è alla base di tutto. A ciò va aggiunta una avanzata digitalizzazione di tutti i servizi, pubblici e privati, condizione questa spesso mal vissuta dall’imprenditore italiano abituato diversamente.
I must che un imprenditore deve possedere per operare in Canada? Direi quindi pochi ma essenziali: programmazione accurata, capacità d’investimento, qualità dell’offerta, digitalizzazione, presenza fisica sul territorio, adesione al modello organizzativo gestionale, perseveranza.

 

Su quali tematiche sta lavorando il Centro Studi Italia-Canada con i suoi focus e eventi?

Il Centro Studi Italia-Canada copre tutti i settori protagonisti delle relazioni tra i due Paesi: economia, cultura, arte, scienza, società, politica internazionale. In questo modo cerchiamo di ampliare la conoscenza sul Canada ed essere di supporto sia agli imprenditori sia ad altri soggetti che vogliano affacciarsi a questo grande Paese.
Di natura politico-economico-sociale è ad esempio la tematica di analisi sull’Artico, concentrata in particolare sulla nuova road map canadese per lo sviluppo della regione e delle popolazioni del Nord. Stiamo inoltre approfondendo i temi legati allo sviluppo sostenibile, anche come driver della ripresa post pandemica, sui quali sia l’Unione Europea che il Canada sono fortemente impegnati. In questa direzione, siamo parte di diversi working group nell’ambito di settori come edilizia, design e fashion sostenibile, intelligenza artificiale, agritech, energia, e prendiamo parte a round-table che coinvolgono istituzioni italiane e canadesi, altri centri studi e partner con expertice in questi settori. Per quanto riguarda le scienze sociali, stiamo rinforzando la collaborazione con le Università italiane e avviando importanti contatti con le Università canadesi.
Non abbandoniamo, infine, il tema più tradizionale per noi, ma non meno importante, dell’agroalimentare italiano, sia per quanto riguarda gli studi economici sull’export che il capitolo sulla sicurezza alimentare e la nuova normativa canadese in materia.

 

Quali le iniziative in cantiere?

Andando nel dettaglio, oltre agli studi e le analisi che stiamo conducendo e di cui ho detto, nella prima metà dell’anno contiamo di definire la preparazione di due Forum dedicati alla sostenibilità con focus su Edilizia, Design e Fashion. Abbiamo in corso, per la ICC (International Chamber of Commerce) una rubrica periodica dedicata alle imprese che vogliono operare in Canada. Il webinar si chiama “News from Canada” e offre aggiornamenti sulle novità anche di carattere giuridico, oltre ad ospitare importanti aziende italiane attive sul mercato canadese. Nell’ambito delle collaborazioni stabili con l’Università di Tor Vergata, terremo alcune lezioni nell’ambito del Master in Commercio Estero e Internazionalizzazione d’Impresa (CEIDIM), mentre per LUISS siamo attivi nella Summer School International Trade e Food Law, dove svolgiamo approfondimenti sul capitolo Canada. Sono davvero molti altri i progetti sui quali siamo impegnati e rimaniamo aperti ad altre proposte di collaborazione. Il modo migliore per conoscere tutte le iniziative del Centro Studi è seguire gli aggiornamenti sul nostro sito (www.centrostudi-italiacanada.it) e iscriversi alla nostra newsletter.

 

Un’ultima considerazione, da appassionato del Canada, sulle prerogative che questo territorio offre ai turisti ed agli amanti della natura…

In questo senso il Canada è l’anticamera del Paradiso. Forse non per chi ama i climi tropicali, ma per chi è amante dell’outdoor il Canada è la “destinazione” per eccellenza. È un Paese gigantesco per dimensioni (il secondo al mondo per superficie), si va dall’Atlantico al Pacifico. Partendo dalle Province marittime a est (Nova Scotia, New Brunswich, Labrador, Terranova, Prince Edwaed Island) con bellezze naturali caratterizzate dalla prossimità al mare che si legano incredibilmente ad una storia antica e poco conosciuta, si passa in Quebec ad una natura esuberante che si accompagna una storia più recente ma non meno affascinante. Abbiamo quindi l’Ontario e a seguire le Province centrali (Manitoba, Saschatchewan, Alberta) con spazi aperti sconfinati, dove lo sguardo può allontanarsi verso una specie di infinito. Si raggiunge poi l’Ovest, attraverso i maestosi scenari delle Montagne Rocciose da dove si accede alla British Columbia, non a caso definita Beautiful British Columbia, e quindi al Grande Nord (Yukon, Inavut, Nord-Ovest). Ce n’è davvero per tutti i gusti con, oltretutto, il vantaggio di un’ospitalità efficiente, discreta, garbata in perfetto stile canadese. Provare per credere.

 

Tratto da formiche.net

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