Rassegna Stampa
11/05/2020
Il Sole 24 Ore

I diritti degli artisti visivi rimasti indietro

La crisi in atto solleva domande urgenti sullo statuto dell’artista. Quali tutele per gli artisti visivi italiani? Risponde Alessandra Donati, esperta di legislazione del mercato dell’arte

di Francesca Guerisoli

In queste settimane, associazioni, fondazioni e gruppi informali di operatori dell’arte contemporanea stanno inoltrando diversi appelli alla politica affinché non ci si dimentichi degli artisti visivi, categoria già molto fragile, in Italia, ben prima dello stato di emergenza sanitaria. Ne parliamo con Alessandra Donati, docente di Diritto Comparato delle Obbligazioni e dei Contratti presso l’Università Milano-Bicocca, di Legislazione del Mercato dell’Arte in Naba e all’Opificio delle Pietre Dure, avvocato of Counsel in Nctm , da anni impegnata nello studio e nella ricerca del diritto dell’arte, in particolar modo degli artisti visivi contemporanei. Lo stato di emergenza ha portato prepotentemente a galla un problema endemico del sistema dell’arte contemporanea italiano: la tutela degli artisti, che appaiono sotto-tutelati, mal pagati, cui spesso si propone loro visibilità al posto di un equo compenso.

Quali sono, a tuo avviso, i problemi strutturali relativi al sostentamento degli artisti, nel nostro Paese?

La crisi ha esasperato alcune profonde problematiche strutturali: manca cioè un sistema virtuoso che riconosca e valorizzi il lavoro dei nostri artisti contemporanei, che induca professionalità anche nell’organizzazione e nell’inquadramento lavorativo e li supporti con un forte e strutturato mecenatismo. L’artista beneficia già di particolari diritti, come il diritto di seguito, e di misure fiscali e previdenziali specifiche, come Iva agevolata al 10% per vendite dirette – che però all’estero è più basso, è il 5% – e fondo previdenziale per pittori e scultori (PSMSAD). Tutto ciò non basta, il sistema è caratterizzato da scarsa coscienza, scarso riconoscimento di professionalità nel privato e disattenzione del pubblico: tale visione è tristemente confermata, oggi, dall’assenza di misure specifiche destinate alle arti visive. La mia ricerca su di una proposta di contratti nel mondo dell’arte (I contratti degli artisti, nuovi modelli di trattativa, Giappichelli, 2012) era partita proprio dalla richiesta degli artisti di supportare con strumenti concreti il percorso di professionalizzazione della attività artistica.

I modelli all’estero ci sono e sono avanzati, d’altra parte il legislatore europeo nel lontano 2007 con l’adozione dello Statuto sociale degli artisti (2006/2249) era già intervenuto chiedendo agli ordinamenti nazionali di attivarsi al fine di sostenere la creazione artistica con misure che intervengano sugli aspetti commerciali, previdenziali e fiscali della vita dell’artista, qualificandone professionalmente l’attività anche attraverso la creazione di un “registro professionale europeo” che possa raccoglierne le esperienze lavorative. In questo contesto avevamo pubblicato Il manifesto per i diritti dell’Arte Contemporanea redatto con G. Ajani, G. Bolongaro e A. Detheridge, e con gli artisti L. Bertolo, C. Camoni, E. Favini, M. Fragnito, L. Fregni, A. Nassiri, A. Rovaldi.

Negli ultimi anni due risposte istituzionali di rilievo dedicate al sostegno dell’arte contemporanea sono arrivate con la creazione dell’Italian Council (2017) e dell’Art Bonus (2014). Il primo, con un budget di 1.700.000 euro, finanzia progetti che prevedono la promozione internazionale di artisti (e dal 2019 anche di curatori e critici), oltre che l’incremento delle collezioni pubbliche. L’Art Bonus prevede importanti benefici fiscali sotto forma di credito d’imposta per chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura. Entrambi gli strumenti, però, non sono sufficienti a garantire una continuità di ricerca artistica.

Avrebbe senso immaginare, oggi, misure di sostegno pubblico agli artisti? E come miglioreresti l’Art Bonus, anche sulla scia di esempi esteri virtuosi?

Quanto al sostegno pubblico, in questo momento condivido pienamente l’appello di Hans-Ulrich Obrist: è necessario un grande progetto di arte pubblica, come ai tempi del New Deal di Roosevelt. La Legge Bottai che istituì il “2%”, recentemente rinnovata dallo stesso ministro Franceschini, era proprio volta a sostenere gli artisti visivi in difficoltà ed a incentivare la rinascita del paese attraverso una forte spinta culturale. Per quanto riguarda invece l’Art Bonus, oggi è urgente la fondazione di un vero e proprio sistema di partecipazione del privato a sostegno della creazione di arte visiva contemporanea e delle collezioni, anche pubbliche. La normativa italiana in materia è molto limitata e frammentaria, non essendo il risultato di un sistematico disegno programmatico coerente: il ministro Franceschini ha l’opportunità di completare il progetto già iniziato nel 2014. L’Art Bonus è un istituto elaborato in Francia, dove è parte di un sistema complesso, non limitato alle sole elargizioni in denaro per la conservazione del patrimonio culturale pubblico, ma comprende anche sgravi fiscali per chi investe in artisti contemporanei – basti considerare il fatto che in Francia le donazioni rappresentano il 78% delle acquisizioni del Centre Pompidou. Soggetti a favore dei quali può essere versata l’elargizione sono, oltre agli enti pubblici, i no profit nonché tutti quei soggetti impegnati nell’organizzazione di mostre d’arte contemporanea, a condizione che i versamenti siano destinati a tale specifico scopo: così si incentiva la creazione, la circolazione ed esposizione di arte contemporanea. Inoltre, totale detrazione per l’acquisto da parte di imprese di opere d’arte di artisti viventi qualora l’acquisto persegua anche finalità di pubblico interesse, nel caso in cui si preveda cioè l’esposizione al pubblico: così si incentiva la creazione di collezioni private con pubblica fruibilità. Beneficio fiscale, trasparenza, pubblica utilità, professionalità: il sistema diventa virtuoso.

Il 1° maggio è stato pubblicato il manifesto del gruppo Art Workers Italia, sorto in queste settimane di lockdown, che tratta il tema del sostegno dei lavoratori dell’arte contemporanea italiani. Tra gli scopi figurano la messa a punto di un codice etico, la formulazione di obiettivi a breve e medio termine e l’individuazione di uno strumento volto a riconoscere i lavoratori dell’arte come categoria. Condividi le linee guida del gruppo?

Guardo con grande interesse al neo formato gruppo Art Workers Italia che unendo artisti, curatori e tutte le professionalità e i servizi ad essi legati si pone ambizioni molto alte: ripensare le logiche dell’intero settore attraverso la regolamentazione dei rapporti di lavoro e la redistribuzione delle risorse mediante una riflessione trasparente e solidale nell’eterogeneità delle sue componenti. Questa nuova realtà associativa si propone come scopo primario quello della valorizzazione delle competenze professionali nella gestione dell’arte contemporanea: per la prima volta in Italia si è costituita una organizzazione che riunisce strutturalmente tutte le professionalità coinvolte nel sistema di produzione dell’arte, con consapevolezza, determinazione e forza organizzativa. Oltre all’attività dell’artista è indubbia la necessità di un inquadramento professionale dignitoso e valorizzato di tutti gli “art workers”, personalità imprescindibili del sistema dell’arte.

Cosa suggeriresti al ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, per non dimenticarsi della categoria degli artisti visivi?

I provvedimenti ad oggi adottati dal MIBACT non mirano ad alleviare concretamente lo stato di sofferenza economico causato dalla pandemia che artisti, gallerie e musei stanno vivendo. Gli artisti hanno bisogno ora di un aiuto concreto. Il momento storico suggerisce di partire con immediato e materiale sostegno agli artisti con indennizzi, prestiti, agevolazioni fiscali. Londra, Parigi, Berlino e Madrid hanno attivato piani di supporto più o meno efficaci, ma senza dubbio in grado di dare un chiaro segnale di presenza ai propri artisti. Iniziative che purtroppo, dalla lettura dei decreti, non sembrano essere ancora nell’agenda di Roma. È d’altra parte anche importante lavorare ad una parallela proposta di coinvolgimento diretto dell’artista, riconoscendo valore professionale al suo contributo, nella ricostruzione del sistema culturale che l’emergenza richiede, valorizzando il più possibile il momento di intervento dell’artista nello spazio pubblico e il ruolo pubblico dell’arte contemporanea. E di nostri artisti.

 

Tratto da Il Sole 24 Ore

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