Rassegna Stampa
19/02/2019
Milano Finanza
Diritto del Mercato dei Capitali

Il Fatto Quotidiano chiede a Borsa di quotarsi sull’Aim a marzo

Forchetta di prezzo di 0,72-0,88 euro per una raccolta di 4,6-5,6 milioni
Statuto blindato con clausole ad hoc

Un segnale di speranza per l’intero settore editoriale, in crisi dal 2008. La lunga gestazione che ha portato, dopo anni di riflessione, alla presentazione a Borsa Italiana del filing per la quotazione sull’Aim Italia da parte del Fatto Quotidiano è un piccolo ma importante segnale di vitalità lanciato dal comparto. A dieci anni dall’uscita in edicola (settembre 2009) la casa editrice che controlla la testata (oltre al sito internet e al progetto Loft) ha compiuto l’ultimo passo prima dell’approdo sul listino milanese. Il percorso si completerà a breve, visto che è stata già definita la forchetta di prezzo, pari a 0,72-0,88 euro per azione, che garantisce alla società una capitalizzazione pre-market di 18-22 milioni e una raccolta tra 4,62 e 5,65 milioni. Sul mercato finiranno esclusivamente le azioni proprie in portafoglio alla casa editrice (6,42 milioni) per un flottante del 25,67% e un collocamento dedicato non solo agli investitori istituzionali ma anche al retail, ai dipendenti e ai lettori.

Lo sbarco all’Aim arriva dopo una serie di riflessioni tra i soci (oltre al presidente e amministratore delegato Cinzia Monteverdi, titolare del 16,2%, e all’ex direttore Antonio Padellaro, cui fa capo un altro 16,26%, tra gli azionisti figurano l’attuale direttore Marco Travaglio, il responsabile del sito Peter Gomez, altri giornalisti come Marco Lillo e la casa editrice Chiare Lettere), non tutti favorevoli a priori al processo di quotazione. La società che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 29,13 milioni e un utile di 618 mila euro e dovrebbe archiviare il 2018 con ricavi vicini a 30 milioni. Il tutto a fronte di un brusco calo delle copie vendute: all’inizio dell’avventura editoriale si era arrivati a una media mensile di 78 mila copie giornaliere vendute (il picco fu di 127 mila all’indomani delle dimissioni dell’ex premier Silvio Berlusconi), mentre oggi il Fatto vende in edicola 29 mila copie, con una diffusione totale di quasi 46 mila copie.

Per garantire maggiore autonomia editoriale, come anticipato da MFMilano Finanza, è stato modificato lo statuto con clausole ad hoc sul possesso azionario (al massimo il 17%) ed elevati requisiti di onorabilità per partecipazioni superiori al 5% e per i consiglieri, oltre a maggioranze rafforzate per modifiche statutarie. Inoltre è stata introdotta la soglia del 90% per l’adesione a eventuali opa totalitarie finalizzate al delisting (per evitare ciò che è accaduto all’opa Smre). A gestire la quotazione sono il nomad e joint global coordinator Advance sim, affiancato da Fidentiis, Emintad, Directa sim, lo studio legale Nctm, Kpmg e lo studio Gnudi.

 

 

Tratto da Milano Finanza