Rassegna Stampa
23/04/2019
il Sole 24 Ore - Norme & Tributi

Il nuovo diritto cinese a caccia d’investimenti

Legge sulla concorrenza sleale, in vigore dal 2018. Leggi sull’e-commerce e sulla qualità dei prodotti, entrambe in vigore da gennaio 2019. Legge sugli investimenti esteri, in vigore da gennaio 2020. E, poi, gli interventi continui in materia di proprietà intellettuale. Basta questo elenco a spiegare come da tempo la Cina stia lavorando per creare un ambiente giuridico più sicuro per le imprese, in grado di rilanciare gli investimenti stranieri. Mentre continuano le riflessioni sull’impatto che avranno gli accordi legati alla Via della Seta, l’analisi delle norme approvate negli ultimi anni fotografa un’evoluzione fondamentale per chi decide di investire nel Paese, descritta dal Rapporto sul diritto cinese, appena presentato dallo studio legale Nctm, in collaborazione con la Fondazione Italia Cina.

E-commerce

Hermes Pazzaglini di Nctm spiega: «La Cina non è più un paese in via di sviluppo, ha un diritto sempre più raffinato e questo si vede nella legge in materia di e-commerce». Si applica a beni e servizi venduti attraverso reti informatiche e stabilisce il principio per il quale chi vende online deve avere un livello di correttezza non inferiore a chi vende fisicamente.

Quindi, un’impresa italiana, per vendere su una piattaforma cinese, come Taobao, dovrà aprire una società commerciale in Cina, dovrà avere una registrazione alla Camera di commercio, pagare le tasse, avere le licenze legate al prodotto. A quel punto, però, potrà accedere a una serie di tutele. «La piattaforma avrà il dovere di supervisionare l’identità e le licenze degli operatori – dice Pazzaglini -. Se io dovessi vedere un marchio simile al mio, utilizzato da un operatore su Taobao, prima di andare in tribunale potrò scrivere a Taobao, che cercherà di mediare».

Investimenti esteri

L’intervento più rilevante per gli stranieri nell’ultimo periodo è, però, un altro: si tratta della legge sugli investimenti esteri, che abroga alcune norme (Equity joint venture, Contractual joint venture e Wholly foreign owned enterprise), fissando il principio per il quale il diritto generale societario cinese si applica alle società di investimento estere: quindi, non c’è più un regime speciale per gli stranieri. «Non si va verso una semplificazione ma verso una maggiore libertà – prosegue Pazzaglini -. La norma precedente era rigida, ingessata».

La lettura è sostanzialmente condivisa da Davide Cucino, presidente della Camera di commercio italiana in Cina: «Di positivo c’è il fatto che la Cina sta lavorando a un quadro normativo che sia il più completo possibile. In questo contesto, la legge sugli investimenti esteri fa dei passi avanti rispetto alla normativa che era stata costruita negli anni ’80». Restano, però, delle perplessità. Ancora Cucino: «Noi ci siamo sempre battuti perché ci sia una sola company law, che metta sullo stesso piano tutte le società. In questo senso, non si dovrebbe parlare in maniera differenziata di investimenti stranieri». E, comunque, alla legge mancano ancora le norme attuative: «Saranno decisive, perché la legge su alcuni passaggi fissa dei principi un po’ vaghi».

I prossimi mesi saranno decisivi anche secondo Davide Mencacci, global head of banking di Linklaters: «Il potenziale che queste riforme portano con sé è senza precedenti, soprattutto se considerate in un mercato dove la domanda di beni e servizi di alto valore è in costante crescita. La legge sugli investimenti esteri andrà ad agevolare le modalità di accesso ai mercati e faciliterà la creazione di business, garantendo maggiori tutele in termini di protezione della proprietà intellettuale». In questo contesto di cambiamenti, però, «alcuni fattori chiave non possono non esser tenuti in considerazione. Ci aspettiamo che le autorità forniscano maggiori chiarimenti circa le modalità di implementazione di queste riforme».

Concorrenza sleale e qualità

Anche un’altra legge, quella sulla concorrenza sleale, in vigore dal 2018, ha rivisto una disciplina vecchia di ben 24 anni, anche a beneficio di chi opera sul mercato cinese producendo o esportando i propri prodotti e servizi. Laura Formichella di Nctm spiega: «Si tratta di una riforma che esprime le garanzie di un ambiente giuridico più sicuro, innalzando il grado di responsabilità degli operatori». Le tutele sono ampie, dal momento che la responsabilità per concorrenza sleale può essere attribuita a una persona fisica, giuridica o a qualsiasi altra associazione non registrata. Vengono puniti tutti gli atti che possono generare confusione tra prodotti di due aziende. «Ci sono formulazioni estremamente precise – dice ancora Formichella – come quella in materia di segreto commerciale, prima molto più vaga. Oggi si parla delle informazioni tecniche o di informazioni commerciali che siano sconosciute al pubblico».

Una direzione simile a quella percorsa con la legge sulla qualità dei prodotti. «Il suo obiettivo – prosegue Formichella – è rafforzare la supervisione e il controllo della qualità dei prodotti, innalzarne il livello, definire chiaramente le responsabilità legali rispetto ai prodotti, tutelare i diritti e gli interessi dei consumatori». Quindi, i beni prodotti o semplicemente trasformati in Cina devono rispettare una serie di standard elaborati a livello nazionale: «Imponendo standard elevati di qualità – spiega Formichella – rappresenta un importante riferimento per i prodotti italiani, caratterizzati generalmente da una grande qualità». Per chi non rispetta le regole c’è anche un forte inasprimento delle sanzioni.

Proprietà intellettuale

E poi c’è il settore della proprietà intellettuale, oggetto di una vera riforma continua. «Solo nell’ultimo periodo – racconta Formichella – sono state elaborate nuove misure per snellire la procedura di registrazione dei marchi, contrastare le domande irregolari e ridurre i tempi di pendenza della registrazione. Sono stati istituiti nuovi tribunali popolari competenti in questo ambito a Nanchino, Suzhou, Wuhan, Chengdu e Hefei. E, dal 31 ottobre 2018, è stato istituito a Pechino un tribunale permanente con il compito di esaminare i casi più delicati». Così, nel 2018 i tribunali cinesi hanno rilevato un incremento di oltre il 40% rispetto all’anno precedente di cause di primo grado relative alla proprietà intellettuale.

Applicazione e prospettive

Sullo sfondo, comunque, resta il tema dell’applicazione di queste norme, in un sistema nel quale la giurisprudenza ha un grandissimo peso. Claudio Giammarino, co-head del China desk di Dentons dice: «È innegabile che negli ultimi anni il sistema giuridico sia notevolmente migliorato per gli investitori stranieri. Da un lato è stata migliorata l’infrastruttura legale: nel 2019 la Cina ha registrato un punteggio di 49 su 100 nell’indice della Rule of law del World justice project, raggiungendo il risultato di alcuni paesi dell’Ue (l’Ungheria è a 53) e posizionandosi non troppo lontano dall’Italia (che si ferma a 65)». Dall’altro lato, sono state progressivamente ridotte le restrizioni agli investimenti stranieri. «Rimane, però, – aggiunge Giammarino – uno scostamento qualitativo tra il diritto previsto dalle leggi e quello applicato sul campo».

La riforma continua, comunque, non è finita qui. «A breve assisteremo alla promulgazione dei nuovi libri del codice civile, dopo che il primo è stato varato nel 2017 – conclude Enrico Toti di Nctm -. Sarà un’ulteriore riforma epocale per il diritto commerciale cinese. In quell’occasione verranno abrogate diverse leggi, portando un ulteriore assestamento e riorganizzazione del sistema».

 

Tratto da il Sole 24 Ore – Norme & Tributi