Rassegna Stampa
01/02/2021
ItaliaOggi Sette
Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

M&A, un 2020 con il botto nonostante (o a causa) del Covid

Il report di Mergermarket 2H/2020 evidenzia una crescita del settore del 26,7% nel mondo

L’andamento nel 2020 del settore dell’M&A è stato all’insegna dell’ottovolante, con scostamenti molto significativi nei trimestri centrali. Eppure, la fotografi a che scatta Mergermarket nel Report di consuntivo del 2020 evidenzia come i mercati abbiano saputo ritrovare la bussola e si apprestino nel 2021 a riprendere spediti la marcia verso la crescita. In questo spinti dall’euforia della diffusione dei primi vaccini e dai timori sui reali effetti della Brexit.

Mondo. Ammonta a 2,2 trilioni di dollari l’attività complessiva di merger&acquisition nella seconda parte del 2020, il dato semestrale più alto mai registrato (1.2 trilioni di dollari dell’ultimo trimestre, il più elevato dal 2007). Il numero complessivo delle operazioni concluse è però diminuito del 15,5% passando da 20.767 a 17.545. Alcuni settori hanno risentito maggiormente della contrazione mentre altri sono cresciuti. Le Spac sono state il vero fenomeno del secondo semestre 2020, in particolare negli Usa, con 255 nuovi lanci per 83,1 mld $ rispetto ai 15,5 mld in 73 operazioni nel 2019. Nell’attività di m&a, settembre è stato il mese più attivo in assoluto 2020 (415,6 miliardi di dollari). L’Asia (incluso il Giappone) è il mercato che ha registrato la maggior crescita con la sua quota di mercato globale aumentata sia in valore che in volume (7,4% e 2,2% rispettivamente). Gli accordi di controvalore di 5 miliardi $ hanno registrato un’impennata, passando da 91 nel 2019 a 111 nel 2020, 79 dei quali conclusi nella seconda metà dell’anno. Questo rappresenta il secondo più alto numero dal 2007, solo dietro al 2015 (127). Sulla scia delle tendenze amplificate dalla pandemia, il segmento Technology, media, & telecommunications è cresciuto del 56,8% in valore rispetto all’anno precedente, da 543,4 mld a 851,8 mld $, equivalenti a più di un quarto dell’attività globale complessiva. È diminuito leggermente il numero delle operazioni concluse (3.943). Buona la performance del comparto Energy, mining & utilities (Emu), in crescita del 3,8% in valore a 477,7 mld $ ma un calo del 13,8% nel numero delle operazioni concluse (1.326).

Usa. Dopo un anno di montagne russe, il mercato statunitense M&a è cresciuto nel 4 trimestre, toccando 5.243 operazioni per 1,3 trilioni di dollari; tuttavia l’anno si chiude in calo del 21% in valore rispetto al 2019 (6.239 operazioni per 1,6 trilioni di dollari Usa). Ci sono stati 2.709 accordi per un valore di 961,4 mld $ conclusi nel secondo semestre, con un aumento di oltre il 200% in valore con circa lo stesso numero di operazioni rispetto al primo semestre (2.474 operazioni per un valore di 296 mld $). Nel terzo trimestre, l’attività è aumentata di oltre il 400%, registrando 1.289 operazioni per un valore di 421 miliardi di dollari. La ripresa è proseguita nel quarto trimestre con 1.471 accordi per un valore di 545 mld $ il valore più alto per un trimestre mai registrato dal 2001. A causa della pandemia, non ci sono stati mega accordi (10 miliardi di dollari). Tuttavia, nel terzo trimestre, sono stati 10 per un valore complessivo di 153,7 mld $, e nel quarto trimestre altri 10 mega accordi per un valore di 184,5 mld $. I settori della tecnologia e delle telecomunicazioni sono stati i più dinamici, con 1.289 accordi per un valore di 385,6 mld $ nel 2020, + 57% in valore rispetto al 2019, (1.300 accordi per un valore di 245 mld $). L’operazione più significativa è stata quella da 35,6 miliardi di dollari conclusa da Advanced Micro Device con l’acquisizione di Xilinx del novembre scorso.

Europa. In linea con l’andamento a livello mondiale il settore m&a in Europa ha avuto una significativa ripresa nella seconda metà del 2020. Questo induce ottimismo sul 2021. Nel 2020 il settore ha registrato accordi per 847,2 mld $ con 6.658 accordi (il numero più basso di accordi annuali dal 2013 (5.915 contratti), +5,6% del valore rispetto al 2019 (802,3 mld $). Ciò in gran parte dovuto alla ripresa registrata nella seconda metà, con 552,7 mld $ rispetto ai 294,5 dei primi sei mesi. Il numero di accordi, tuttavia, è rimasto abbastanza sottotono per tutto il 2020. La maggior parte delle operazioni di m&a europee nel 2020 è stata condotta internamente. Investimenti esteri rappresentano il 37,8% del valore totale e il 15,4% del volume. Il settore tecnologico raggiunge il suo valore annuale più alto con 119,5 mld $ in 1.230 operazioni, il livello più alto da quando si realizzano le rilevazioni di Mergermarket. Nonostante il rinnovato ottimismo legato all’accordo in extremis tra l’Ue e il Regno Unito, restano le incognite su quanto inciderà la Brexit. Nonostante gli accordi conclusi siano stati 1.194, il dato più basso dal 2013, il valore è stato il più alto dal 2015 (421,1 mld $). Ha raggiunto 304,1 mld $ +’88,4% rispetto al 2019 (161,4 mld $) a seguito dell’acquisizione da parte di Nvidia della società di semiconduttori Arm per 38,5 miliardi di dollari a settembre e il tie-up di 43,2 miliardi di dollari tra S&P e IhsMarkit a fine novembre.

Italia. La classifica degli studi legali più attivi registra un certo dinamismo. Per numero di operazioni lo studio Nctm conquista il primo posto (66 operazioni, + 11 rispetto al 2019, pari a 4,297 miliardi dollari). «Il 2020 è stato, nonostante tutto, un anno positivo per il settore m&a», dice Matteo Trapani, partner di Nctm. I mesi da marzo a maggio hanno sofferto un inevitabile rallentamento, durante il primo lockdown per la pandemia, e si è respirata un’aria generale di grande preoccupazione. Tuttavia anche in quei mesi difficili alcuni importanti deal sono giunti a buon fine». A fine marzo, nel periodo più duro del lockdown, Nctm ha finalizzato la fusione di Vodafone Tower e Inwit, che ha dato vita alla più grande tower company italiana. «Successivamente, a partire dall’estate, l’attività m&a ha avuto una buona ripresa sia a livello di mid market sia, come è a tutti noto, con la chiusura di svariate maxi operazioni. La tendenza positiva sul mercato registrata a fi ne 2020 sembra proseguire anche nel 2021 e consente di guardare al futuro con ottimismo. Il settore del private equity vede una forte competizione sugli asset più interessanti e, nei settori meno toccati dalla crisi, dovrebbe continuare a configurare un mercato favorevole ai venditori. Dal nostro punto di osservazione vediamo interesse per le aggregazioni industriali da parte di società familiari che, anche per effetto della crisi, hanno maturato il progetto di rafforzarsi e crescere per linee esterne. I settori più attivi stimiamo che possano essere, oltre a quello delle infrastrutture e dei servizi finanziari, ii settore farmaceutico, packaging, food ed e-commerce».

Al secondo posto Gianni Origoni, sceso di un gradino, con 49 operazioni, – 23 sul 2019, pari a 20,7 mld $ (sceso dal primo posto al quarto della classifica 2019 per controvalore delle operazioni). «È stato un anno complesso con un rallentamento delle attività soprattutto nella parte centrale dell’anno, dovuto agli effetti della pandemia. Nell’ultima parte dell’anno, tuttavia, abbiamo registrato una ripresa» dice Alfredo D’Aniello, partner del dipartimento Corporate/M&A dello studio Gianni & Origoni. Ricco il dossier delle operazioni seguite, tra le quali l’assistenza a Euronext nell’acquisizione di Borsa Italiana; l’assistenza a Telecom Italia spa nell’accordo con Kkr su FiberCop e nelle varie operazioni straordinarie aventi ad oggetto la partecipazione in Inwit spa; e l’assistenza ad Atlantia spanella cessione del 49% di Telepass a Partners Group Holding AG. «È sempre difficile fare delle previsioni all’inizio dell’anno, e lo è maggiormente in un contesto anomalo e senza precedenti come quello della pandemia. Gli elementi che ci fanno, tuttavia, essere ottimisti sono la ripresa registrata negli ultimi mesi dell’anno appena concluso nonché la prospettiva di un ritorno – quanto mai auspicato – alla normalità che potrà contribuire a riaccendere l’entusiasmo e la voglia di investire nei progetti di acquisizione» chiosa.

Al terzo posto, in crescita di due posizioni, sale Chiomenti, con 48 operazioni rispetto alle 43 del 2019, per un controvalore di 14,6 miliardi dollari. «Il 2020 è stato un altro anno molto intenso per il settore M&A», dice Filippo Modulo, managing partner di Chiomenti. «Nonostante i timori derivanti dall’emergenza sanitaria, le operazioni sono state molte e rilevanti. Ricordo l’assistenza a Kkr per l’ingresso nella società della rete di Tim, l’assistenza a Bper nel contesto dell’Opa di Intesa su Ubi e l’assistenza al Gruppo Friedkin per l’acquisto della AS Roma. Il 2021 vedrà verosimilmente un incremento delle operazioni M&a, sia strategiche che opportunistiche. Il mercato si sta consolidando in vari settori e c’è grande liquidità disponibile. Un auspicabile superamento dell’emergenza sanitaria dopo l’estate potrebbe portare ad un vero e proprio boom di mercato».

Al quarto posto, sceso di una posizione, Pedersoli Studio Legale, con 45 operazioni seguite (erano 50 nel 2019) pari a 10,1 mld $. «Il 2020 ha beneficiato ancora dell’onda lunga del 2019. Inoltre per quanto abbia rallentato i processi e la durata delle operazioni, ha visto molti sponsor finanziari ancora attivi sul mercato», spiega Ascanio Cibrario, equity partner di Pedersoli Studio Legale. «In alcune operazioni si è fatto spesso ricorso a strutture alternative come meccanismi di earn-out o vendor loans. Nel 2020 si sono ulteriormente viste anche operazioni volte al rafforzamento patrimoniale quali operazioni di aumento di capitale e/o di minoranza». Nel 2020 lo studio ha assistito Intesa Sanpaolo nell’offerta pubblica di scam bio volontaria avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Ubi Banca, per un controvalore di circa 5,48 miliardi euro, e nella cessione di oltre 500 filiali di Ubi Banca a Bper Banca, nel contesto dell’offerta pubblica di scambio volontaria, gli azionisti di maggioranza di Sporstwear nella cessione a Moncler della partecipazione del 70% detenuta in Sportswear, società titolare del marchio Stone Island, per un valore complessivo di 1,15 miliardi euro ed Exor nell’investimento in Shang Xia, primaria società cinese nel settore del lusso di alta gamma, attraverso un aumento di capitale riservato, finalizzato all’acquisizione della quota di maggioranza della Società. Hermès, che ha accompagnato con successo Shang Xia nella sua prima fase di sviluppo, rimarrà come azionista rilevante insieme a Exor e alla fondatrice Jiang Qiong Er. «Il 2021 per adesso è cominciato con un trend positivo e molta attività lato M&a sia di natura finanziaria (Private equity) sia industriale e, inoltre, di natura opportunistica (situazioni di distress che coinvolgeranno settori affetti da carenza di liquidità) nonché operazioni di aggregazione e consolidamento che andrebbero a coinvolgere grossi player. Il protrarsi della pandemia e delle incertezze economiche non è escluso che veda per il secondo semestre una contrazione».

Passando alla classifica per controvalore complessivo delle operazioni concluse, al primo posto si trova Cleary Gottlieb, con 11 operazioni per 22,5 miliardi dollari (nel 2019 lo studio era al 52 posto). «Nella seconda parte dell’anno abbiamo assistito a un incremento sostanziale delle operazioni, particolarmente di quelle di alto profilo e valore», dice Roberto Bonsignore, partner di Cleary Gottlieb. «Non stupisce che i settori più in sviluppo siano quelli del Tmt dell’energia e del chimicofarmaceutico. Anche il private equity ha continuato a investire in attività innovative legate alla tecnologia. La tecnologia è rimasta il settore più attivo per questo tipo di investitori». Di tutto rispetto il dossier delle operazioni seguite, tra le quali tre delle operazioni di maggior valore in Italia. Euronext nell’acquisizione del valore di oltre 4 miliardi di euro di Borsa Italiana dal London Stock Exchange Group, i fi nancial advisor del cda di Ubi Banca nell’offerta di scambio volontaria con Intesa Sanpaoloe una delle più recenti e importanti operazioni del 2020 annunciata a dicembre, l’acquisizione, da parte di Gamenet Group, di Lottomatica Scommesse e Lottomatica Videolot Rete. «Per il 2021», dice Bonsignore, «vediamo un trend in crescita sia nel numero delle operazioni che nel valore delle stesse grazie alla prospettiva d’investimento nei settori delle infrastrutture, dell’energia, della tecnologia, con particolare attenzione al digitale e nel chimico-farmaceutico. Indubbiamente il Recovery Plan sarà lo stimolo per gli investimenti in questi settori ma, in Italia in particolare, non possiamo dimenticare le aggregazioni bancarie che nel 2021 giocheranno un ruolo fondamentale nel mercato M&A nazionale». Seguono al secondo posto stabile BonelliErede (36 operazioni per 21,7 miliardi dollari) e al terzo Linklaters (salito dall’8° del 2019), con 13 operazioni pari a 21,1 miliardi dollari. Secondo Giorgio Fantacchiotti, socio corporate di Linklatersm per il 2021 non bisogna «giocare in solitaria ma unire le forze e creare sinergie, questa la strategia che dovrà esser messa in campo e che ci attendiamo dai principali player di mercato. La crisi Covid porterà dunque quasi sicuramente da parte dei fondi di Private equity ad una revisione del loro portafoglio di partecipazioni,e per i più lungimiranti, ad acquisizioni e dismissioni. Asset strategici di alta qualità e/o con caratteristiche tali da essere o più resilienti alla crisi, o da poter recuperare più velocemente saranno sicuramente oggetto di attenzione, e chi procederà ad acquisizioni o dismissioni strategiche in questo periodo si troverà avvantaggiato nel lungo periodo Cambierà anche il quadro competitivo, i corporate di maggiori dimensioni saranno in una posizione avvantaggiata rispetto ai fondi di Pe. Molti deal hanno subito uno stop dovuto alla pandemia, ma ci si aspetta nei 12 mesi successivi alla stabilizzazione della curva dei contagi una ripresa robusta dell’attività di M&a, tirata sia dai grossi gruppi internazionali sia dai fondi di private equity e financial sponsors. La domanda da porsi è quindi non tanto chi sopravviverà, ma piuttosto come cambieranno gli assetti proprietari a seguito dell’ondata di M&a che ci si aspetta per il 2021». Lo studio ha seguito, tra gli altri, la fusione Nets/Nexi, l’ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, l’acquisizione da parte di Bain Capital Credit dell’ex Hypo Alpe Adria Bank e l’acquisizione da parte di Bnp Paribas del 22,5% di Allfunds Bank ed il passaggio di DepoBank a Banca Farmafactoring.

Tratto da ItaliaOggi Sette

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