Rassegna Stampa
17/10/2019
Corriere della Sera
Fusioni & Acquisizioni, Private Equity

Megadyne fa shopping e rileva le macchine di Sati

«Altre acquisizioni per raddoppiare i ricavi e tra 3 anni la quotazione»

Come dice il suo ex AD e oggi membro del board, Giorgio Tadolini, «cresciamo e vogliamo continuare a farlo nei prossimi due anni puntando al raddoppio del fatturato». Il traguardo è portare gli attuali 800 milioni di ricavi di Megadyne a due miliardi e nel giro di tre anni sbarcare sui listini. Nel frattempo l’azienda torinese leader nella fattura e commercializzazione di pulegge e cinghie di trasmissione ha portato a termine una nuova acquisizione. Ieri infatti è stato ufficializzato l’acquisto delle macchine utensili della bolognese Sati, specializzata in ingranaggi per uso industriale. «In questo modo amplieremo la gamma di prodotti a tutta la nostra clientela ed espandendo i nostri prodotti all’accessoriato industriale potremo ottenere immediati benefici – considera Tadolini -, per poi fare sinergie nel mondo del power transmission». Lo studio legale Gambino Repetto & Partners ha assistito la famiglia Rambaldi, proprietaria di Sati, nella cessione di una partecipazione di maggioranza al capitale di Sati a Megadyne. Quest’ultima è stata invece assistita dagli avvocati di Nctm.
Lo shopping di Sati da parte dei torinesi segue quella dell’inglese Challenge Power Transmission, che realizza prodotti tecnici e di trasmissione di potenza, avvenuta ad agosto di un anno fa e quella, nel maggio 2018, della spagnola Perhar Distribuciones, attiva nella commercializzazione di nastri modulari e nastri trasportatori con due importanti centri distributivi e di lavorazione dei prodotti in Valencia e Madrid.

Megadyne, quartier generale e un impianto a Mathi, un altro impianto ad Agrate, oggi fattura 800 milioni e vanta 500 addetti in Italia, 5.500 nel mondo. L’anno scorso il fondo Astorg l’ha ceduta a Partner Group che dopo aver comprato Ammeraal Beltech le ha fatte confluire nel colosso Ammega. In Megadyne è ancora presente la famiglia Tadolini, che ne aveva lasciato il controllo nel 2014 ad Astorg e Fondo Italiano di Investimento (la società di cinghie si si dice fosse stata valutata circa 400 milioni). «Combinando entrambe le società, rafforzeremo ulteriormente la posizione del nostro gruppo in Europa», ha detto Ralph Schuck, ceo di Ammega e managing director di Partners Group.

«Continueremo l’espansione per linee interne e per linee esterne, 50 e 50 – assicura Tadolini -. Svilupperemo mercati dove non siamo market leader come il Far East, qui infatti abbiamo ampi spazi per crescere -. Fra tre-quattro anni arriverà la quotazione, pensiamo al segmento delle grandi aziende, ma non necessariamente sulla piazza di Milano»

«Questo è un altro momento decisivo nel viaggio di Sati che dura da 45 anni», ha aggiunto Ames Rambladi, alla guida di Sati. Fondata sull’appennino bolognese nel 1974, l’impresa bolognese fattura circa 40 milioni e conta 110 dipendenti.. Ha una lunga tradizione nella produzione di cinghie e conta molti stabilimenti in tutto il mondo. Per l’azienda, l’obiettivo dell’operazione è sfruttare le potenzialità industriali e le sinergie di business delle sue società e affermarsi sempre più a livello internazionale. «Con rinnovato entusiasmo continueremo con lo sviluppo. Come parte di un gruppo più grande, che beneficia di maggiori forze finanziarie e commerciali, questo permetterà a Sati e ai suoi dipendenti di crescere ulteriormente e di espandersi a livello internazionale», ha concluso Rambaldi.

 

Tratto da Corriere della Sera

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